Ernest Hemingway: sette consigli su come scrivere

Ernest Hemingway: sette consigli su come scrivere È noto che Ernest Hemingway fosse un artigiano abituato a svegliarsi molto presto al mattino per scrivere.

Purtroppo non ha mai scritto saggi sulla scrittura, ha però lasciato molti indizi in merito alla sua visione sull’arte di narrare storie, sparsi tra lettere, articoli e libri, con opinioni e consigli sullo scrivere. Una parte di questi indizi sono stati raccolti nel 1984 da Larry W.Philips nel libro Ernest Hemingway on Writing (passi sulla scrittura). Da questo libro sono stati selezionati sette stralci molto interessanti, pubblicati in un articolo su openculture.com.

.1 Tanto per cominciare, scrivi una frase vera.

Hemingway aveva un trucco per superare il blocco dello scrittore. Lo racconta in un passaggio di Festa mobile (A Moveable Feast) scrive:
A volte quando inizio una nuova storia e non riesco ad andare avanti, mi siedo di fronte al camino e inizio a schiacciare la buccia di alcune piccole arance verso gli angoli delle fiamme e osservo gli zampilli blu che si creano. Mi alzo e guardo fuori verso i tetti di Parigi e penso, “Non preoccuparti. Hai sempre scritto in passato e scriverai ora. Tutto ciò che devi fare è scrivere una sola frase vera. Scrivi la frase più vera che conosci.” Così finalmente scrivo una frase vera, e parto da là. Era facile perché c’era sempre una frase vera che conoscevo o che avevo sentito dire da qualcuno. Quando mi accorgevo che stavo scrivendo in maniera elaborata, o come qualcuno che introduce un tema o presenta qualcosa, mi fermavo e tagliavo la tiritera, buttavo via e ricominciavo dalla prima vera semplice frase dichiarativa che avevo scritto. 

.2 Fermati quando sai cosa succederà dopo.

Per fare progressi regolari, darsi una quota giornaliera di parole era meno importante per Hemingway che assicurarsi che la sua immaginazione non si esaurisse.
In un articolo dell’ottobre 1935 su Esquire Monologue to the Maestro: A High Seas Letter) Hemingway consiglia a un giovane scrittore:
La cosa migliore è sempre fermarsi quando stai andando bene e quando ancora sai che cosa succederà dopo. Se lo fai tutti i giorni quando stai scrivendo un romanzo non ti sarai mai arenato. Questa è la cosa più preziosa che posso dirti, per cui cerca di ricordartela. 

.3 Non pensare alla storia quando non stai lavorando.

Collegandosi al consiglio precedente, Hemingway suggerisce di non ripensare mai alla storia su cui si sta lavorando prima di ricominciare il giorno dopo. “In questo modo il tuo inconscio continuerà a lavorarci autonomamente” scrive. Ma se lo fai in maniera cosciente, o ti ci preoccupi, l’ammazzi e il tuo cervello sarà stanco ancora prima di partire.” Ne parla anche in Festa mobile (A Moveable Feast):
Quando scrivevo, sentivo il bisogno di leggere dopo aver finito di lavorare. Se continui a pensare alla storia, perdi la cosa che stavi scrivendo prima di poterla continuare il giorno dopo. È necessario fare attività fisica, stancare il corpo,  fare l’amore con chi ami. Questa è la cosa migliore di tutte. Ma poi, anche da svuotato, era necessario leggere in modo da non pensare o preoccuparmi del lavoro prima di poterlo continuare il giorno dopo. Avevo già imparato a non svuotare mai il pozzo della mia scrittura, fermandomi sempre quando c’era ancora qualcosa là nella parte profonda del pozzo, che di notte lasciavo ricolmare degli stessi ruscelli che l’avevano alimentato.

.4 Quando è ora di tornare a lavorare, inizia sempre rileggendo quello che hai scritto fino a quel momento.

Per mantenere la continuità, Hemingway aveva l’abitudine di rileggere quello che aveva scritto prima di andare avanti. Sempre nell’articolo su Esquire del 1935 scrive:
La cosa migliore era rileggere ogni giorno dall’inizio, correggere scorrendo il testo, e poi proseguire da dove mi ero fermato il giorno prima. Quando il testo diventa così lungo che non puoi rileggerlo tutto ogni giorno, torna indietro di due o tre capitoli al giorno; poi ogni settimana rileggi tutto dall’inizio. Questo per far in modo che il testo sia coeso. 

.5 Non descrivere un’emozione – falla accadere.

Un’osservazione minuziosa della vita è importante per scrivere bene, dice Hemingway. La chiave è non fermarsi a guardare gli eventi ma fare attenzione a qualsiasi emozione suscitata dentro di sé da quegli eventi, rintracciando e identificando cosa ha causato quell’emozione. Se riesci a identificare l’azione concreta o sensazione che ha dato origine a quell’emozione e la descrivi in maniera perfettamente coerente con la storia, i lettori dovrebbero provare la stessa emozione.
In Morte nel pomeriggio (Death in the Afternoon), Hemingway racconta delle prime lotte per padroneggiare quest’abilità:
All’epoca stavo cercando di scrivere e mi sembrava che la difficoltà più grande, oltre a quella di riconoscere veramente quello che provavi, e non piuttosto quello che pensavi che avresti dovuto provare, era metter giù in azione quello che davvero  era successo;  le cose che di fatto avevano prodotto l’emozione. Nella scrittura giornalistica racconti quel che è successo e, con un trucco o l’altro, comunichi l’emozione aiutato da quell’elemento di puntualità che conferisce una certa dose di emozione a qualsiasi resoconto dei fatti del giorno; ma la cosa vera, la sequenza di fatti e movimenti che avevano creato l’emozione, e che sarebbero stati validi uno o dieci anni più avanti, con fortuna e se descritti in maniera abbastanza pura, per sempre, era al di là di me, e cercavo di lavorare duramente per raggiungerla. 
Ernest Hemingway: sette consigli su come scrivere

.6 Usa la matita.

Spesso Hemingway usava una macchina da scrivere quando componeva lettere o pezzi per i giornali, ma per gli scritti più impegnativi preferiva sempre la matita.
Nell’articolo per 
Esquire (che è stato scritto con la macchina da scrivere) Hemingway scrive:
Quando sei uno scrittore esordiente tu ti becchi tutto il divertimento e il lettore non si becca niente. Quindi puoi benissimo usare una macchina da scrivere perché è molto più semplice e molto più veloce. Quando impari a scrivere il tuo obiettivo primario è quello di veicolare tutto al lettore: ogni sensazione, sospiro, sentimento, posto ed emozione. Per far questo devi per forza rielaborare quello che hai scritto. Se scrivi a matita ti concedi almeno tre differenti occasioni per assicurarti che il lettore riceverà quello che vuoi dargli. Prima, quando lo rileggi; poi quando lo batti a macchina hai un’altra occasione per migliorarlo e di nuovo nella lettura di controllo finale. Scrivere a matita ti dà un terzo di opportunità in più per migliorare il tuo scritto. Fa circa .333 che è una dannata ottima media per un battitore!

.7 Sii conciso/a

Hemingway disprezzava gli scrittori che “non sapevano mai dir di no a una macchina da scrivere.” In una lettera del 1945 al suo editore, Maxwell Perkins, Hemingway scrive:
Non è un caso che il Discorso di Gettysburg sia così breve. Le leggi della scrittura in prosa sono immutabili come quelle del combattimento, della matematica, della fisica.
Ernest Hemingway: sette consigli su come scrivere

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Autore dell'articolo: Eleonora Lo Iacono

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