Passaggi metonimici e gol di punta: i consigli a un aspirante scrittore di Vincenzo Cerami

Passaggi metonimici e gol di punta: i consigli a un aspirante scrittore di Vincenzo Cerami

Vincenzo Cerami è di Roma. Tra le sue opere non si può non citare Un borghese piccolo piccolo da cui Mario Monicelli ha tratto l’omonimo film con Alberto Sordi. Poi Amorosa presenza, Ragazzo di vetro, Tutti cattivi e molti altri romanzi; ma anche raccolte di racconti  (“L’ipocrita” e “La gente”). Poi è autore di testi per il teatro e come sceneggiatore ha scritto tra gli altri per Bellocchio, Scola, Veronesi, e Benigni, con il quale ha firmato Il piccolo diavolo, Johnny Stecchino, Il mostro, e il premio oscar La vita è bella

Insomma, uno che conosce molto bene l’arte del narrare. Uno che vive di parole usate nel modo giusto e di storie da inventare e costruire passo dopo passo. Una vita costruita attorno alla scrittura, in ogni sua forma: per la pagina o per il grande schermo, per il palcoscenico o per le fiction radiofoniche, senza nessuna prevalenza di valore di una sull’altra, e la sua biografia ne è una prova.
Un modello per chiunque si accosti al mondo della narrazione e della fantasia.

Il suo “Consigli a un aspirante scrittore” è un capolavoro assoluto nel settore dei manuali di scrittura creativa, e non ci si capacita di come in poco meno di duecento pagine riesca a mettere in gioco una simile densità di materiale.
Si passa dalla letteratura, che è scrittura fine a sé stessa, al teatro, che è scrittura tridimensionale, destinata alla messa in scena; dal cinema, che è scrittura bidimensionale per la cinepresa, alla fiction radiofonica, che è scrittura che si può affidare ad uno solo dei cinque sensi: l’udito.
In queste duecento pagine si passa così da un temporale simulato alla radio con la carta delle caramelle, a un foglio piegato in due per scrivere una sceneggiatura.
Questo libro ti fa rendere conto di quanto in fondo il narrare sia sempre lo stesso mestiere.
Si divide una storia in singole scene per un film, ma anche per un romanzo, o un musical; si decidono le inquadrature e i primi piani per un film, ma anche per un racconto o un romanzo. 
La telecamera può essere in prima o terza persona, e si può usare la dissolvenza anche in una scena di un romanzo.
Certo, lo scrittore deve sempre poi tenere a mente che tipo di mezzo ha a disposizione per raccontare la propria storia, se immagini, suoni al microfono, o la semplice parola stampata sul libro. Ma il mestiere del narratore è sempre lo stesso.
Tra le molte cose che ho letto in questo libro ce ne è una che mi ha colpito in maniera particolare,  e che ritengo sia il vero fulcro di tutta la trattazione.
Mi riferisco ai passaggi metonimici.

La metonimia è una figura retorica la cui definizione, andando a ripescare dal manuale del liceo, suona più o meno così:
“sostituzione di un termine con un altro che rispetto al primo sia in rapporto di contiguità di tipo logico o materiale.”
Eccone alcuni esempi:

“Vivere del proprio lavoro” (invece del denaro guadagnato dal proprio lavoro).
“Estrarre il ferro” (invece che la spada).
Oppure “bevi un bicchierino!” (dove naturalmente uno si beve quello che ci sta dentro al bicchierino).

Insomma, detta in maniera grezza, si nomina una cosa per richiamarne un’altra.
Ma qui stiamo ancora parlando della figura retorica.

La  metonimia narrativa ha un percorso più particolare. Le due “cose” compaiono a distanza di luogo e di tempo, e il procedimento retorico è volutamente tenuto nascosto. 
Le metonimie narrative sono come micce lasciate casualmente su un testo pronte ad esplodere in seguito. Sono episodi, gesti, parole che sembrano esaurirsi nel momento, ma che sono destinati invece ad essere essenziali.
Sono la sigaretta distrattamente spenta dall’assassino nel luogo del delitto e che andrà ad essere l’indizio dell’investigatore.
Insomma, questo ne è l’esempio più banale, e funziona poco.
Uno scrittore è invece tanto bravo quanto sa nascondere fino all’ultimo al suo lettore i suoi passaggi metonimici, le relazioni di contiguità tra le “cose”.
Cerami fornisce un buon numero di esempi, presi dal mondo della letteratura e della cinematografia.
Dopo aver letto il libro per me era diventata come una malattia: cercavo passaggi metonimici un po’ dappertutto. Romanzi, film, telenovelas. Ed è vero, non c’è cosa peggiore di quando un lettore o uno spettatore si rende conto del legame metonimico ancora prima che sia comparso sulla scena il secondo elemento!
Insomma, se un uomo va a prostitute, e la moglie alla fine della storia lo scopre, dobbiamo fare in modo che il lettore non faccia molto caso a quando l’uomo si mette in tasca la ricevuta del motel. 

E non è facile dannazione.

Va detto che nel caso della letteratura on the road o picaresca, i passaggi metonimici assumono meno importanza. In questo tipo di racconto infatti la narrazione ha un carattere episodico, con pochissime possibilità di “ritorno”.
Inutile dire che è il giallo il regno dei passaggi metonimici, ma credetemi, anche se in maniera più sfumata, i passaggi metonimici sono presenti in ogni tipo di testo, anche solo a livello simbolico.
Insomma, è questo l’insegnamento maggiore che ho tratto da questi consigli sparsi.

Vorrei chiudere questo mio intervento sui “Consigli a un giovane scrittore” con le parole con cui Vincenzo Cerami ha iniziato la sua trattazione, quasi a voler sminuire il valore degli insegnamenti che è andato poi a inserire nel libro.

Dice:

“Se non fosse troppo ovvio comincerei così: una volta nelle scuole di calcio era vietato “tirare di punta” e nelle scuole di tennis cacciavano via gli allievi che rinviando la palla piegavano il polso. In realtà solo i grandi calciatori fanno gol con la punta del piede e tennisti di qualità piazzano un colpo micidiale con una svirgolata del polso. Questo per dire che l’artista fa come gli pare.”

E poi ancora:

“Mai svelerei la mia speranza più segreta: che un giovane, una volta letto il libro e imparato forse una serie di cose, dimentichi tutto e cominci a scrivere andandosene per la tangente. Le regole, in arte, vengono in un secondo momento, e si scoprono dopo averle applicate”.

Fonte: Vincenzo Cerami “Consigli a un aspirante scrittore”, edito da Garzanti.
Articolo di Mirko Floria


→ LEGGI LA SCHEDA DEL LIBRO:  Consigli a un giovane scrittore
→ COMPRALO SU AMAZON: Consigli a un giovane scrittore di Vincenzo Cerami

Autore dell'articolo: admin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *