How to Write Like Haruki Murakami

Ovvero: Le lezioni di scrittura nascoste in 1Q84

Dovrebbero metterci un avviso sulla copertina dei suoi libri, un po’ come si fa per le sigarette. 
Murakami è un autore la cui lettura può dare dipendenza.
Si inizia con “Kafka sulla spiaggia” o “Norwegian Wood”, e si finisce per leggere qualsiasi cosa egli abbia scritto. O almeno, questo è quello che è capitato a me.
Tra l’altro è stato anche il traduttore in giapponese delle opere di uno dei miei autori preferiti, Raymond Carver, di cui abbiamo parlato in un articolo precedente. (che wiki sarebbe senza collegamenti ipertestuali?!)

Murakami ne parla così:
“Fino a quando non ho incontrato Raymond Carver, non c’era mai stata una persona che, come scrittore, potessi considerare il mio mentore. Raymond Carver è stato senza dubbio l’insegnante più prezioso che abbia mai avuto e anche il mio migliore amico letterario.”

Ultimamente mi è ricapitato sotto gli occhi, spolverando, il retro di una copertina di un libro di Carver:
Racconti in forma di poesia”.
Si tratta di una raccolta di poesie scritte un po’ come faceva lui: senza parole vuote, e possibilmente con una storia dentro.
Questo il retro di copertina:
Così dissi a Ray: “Certe volte i tuoi racconti li vivo come fossero poesie e altre volte le tue poesie come fossero racconti”. Questa osservazione gli fece tanto piacere che si alzò da dove era seduto e chiamò Tess che era nell’altra stanza: “Ehi, Tess, vieni un po’ a sentire! Lo sai che mi ha appena detto?”.
Haruki Murakami

Mi piace immaginarmi questo sodalizio tra scrittori. Questo giapponese, in una cucina americana, a parlare di scrittura con un suo amico scrittore e sua moglie.
Ricordavo perfettamente questo retro di copertina, per qualche strano motivo mi si era ficcato nella testa. Solo che all’epoca non avevo la minima idea di chi fosse Haruki Murakami. Non ne ero ancora dipendente.
Ma veniamo ora a 1Q84, il suo ultimo, bellissimo, romanzo.

1Q84 è un romanzo fluviale, diviso in tre volumi. In Giappone i primi due sono stati pubblicati nel maggio 2009 e il terzo è uscito nell’aprile 2010. In Italia sono usciti solo i primi due, in un volume pubblicato da Einaudi (724 pagine). Siamo in attesa del terzo. Si parla, per l’Italia, dell’autunno 2012. L’impressione è che le case editrici si siano accorte del tipo di astinenza che è in grado di generare questo autore.
In Giappone sono già stati sviluppati diversi saggi su 1Q84 e il suo rapporto con il capolavoro Orwelliano, 1984, di cui questo romanzo è un palese omaggio.
Ma non è di questo aspetto che volevo parlarvi.

Sono qui a parlarvi di questo libro perché ritengo che al suo interno ci siano delle chicche che noi aspiranti scrittori non ci possiamo perdere.
Certo, ogni buon libro ha molto da insegnare ad un esordiente. Ogni aspirante scrittore legge un libro non solo come lettore, ma anche come una sorta di addetto ai lavori. Non è solo questo. Murakami, in questo libro, ci dà la possibilità di sederci a fianco a lui mentre lavora ai suoi romanzi, descrivendoci le sue abitudini e i suoi pensieri. O forse sarebbe più corretto dire che ci dà la possibilità di vedere da vicino il lavoro di Tengo Kawana, un aspirante scrittore trentenne.

Vero anche che Murakami non è certo il primo autore a scrivere un libro in cui uno dei suoi protagonisti è uno scrittore. Anzi, è una cosa molto, ma molto comune. Da qualche parte ho letto che, prima o poi, qualsiasi scrittore finisce a scrivere la storia di uno scrittore (che può più o meno rappresentare se stesso). Recentemente ho letto anche Mr Gwyn, di Baricco.
Ma a fare un elenco non si finisce più.
Dev’essere una sorta di tendenza naturale. Forse perché chi scrive tende a raccontare quello che più conosce, e gli scrittori, per loro natura, passano diverso tempo seduti a scrivere.
La mia impressione è però che Murakami sia stato un po’ più generoso rispetto ad altri autori nel descrivere il lavoro di uno scrittore.
Per carità, niente di così trascendentale, non ne esce fuori un manuale di scrittura creativa. Non viene svelato il segreto magico di questo autore, sempre che ce ne sia uno. Quindi, giusto per essere chiari, non è che leggendo questo articolo o l’intero romanzo si riesca a scrivere come Murakami.
Il titolo di questo pezzo è una pubblicità ingannevole, non mantiene quello che promette.
È un titolo che ho trovato in rete. Evidentemente non sono stato l’unico a pensare che Murakami dica molto, in questo libro, sulla scrittura. Questo il link all’articolo: http://www.mediabistro.com/galleycat/how-to-write-like-haruki-murakami_b39484

Le lezioni di scrittura nascoste in 1Q84 di Haruki Murakami
Le lezioni di scrittura nascoste in 1Q84 di Haruki Murakami

Secondo l’autore di questo articolo per scrivere come Murakami bisogna:

1. Scrivere semplicemente ma con molta cura: “La scrittura sembrava apparentemente semplice, ma una lettura attenta rivelava il fatto che fosse calcolata e costruita con estrema cura.”
2. Rimuovere ogni parola che non è necessaria: “Nessuna delle sue parti era troppo ricca, ma nello stesso tempo tutte avevano tutto ciò che era necessario.”
3. Focalizzarsi sulle descrizioni realistiche: “Le espressioni metaforiche erano ridotte al minimo, ma le descrizioni rimanevano vivide e ricche.”
4. Toccare tematiche oscure: “Una particolare oscurità pervadeva il suo stile… assomigliava a una di quelle fantastiche storie per bambini, eppure, nascosta in profondità, scorreva qualcosa di potente e di oscuro.”
5. Scrivere una prosa musicale: “Soprattutto lo stile aveva una straordinaria musicalità. Anche senza leggerlo ad alta voce, il lettore avrebbe riconosciuto la sua profonda sonorità.”

Ho deciso di tornare a scrivere qualcosa sulla wiki perché Murakami, a mio avviso, all’interno di 1Q84, è stato molto più prodigo di consigli, di questi, se pur ottimi, 5 punti.
Prima di iniziare alcune precisazioni. Naturalmente 1Q84 è un romanzo, non un corso di scrittura. Non è detto che il comportamento e le considerazioni che fa fare ai suoi personaggi corrispondano al suo modo di vedere la scrittura. Tutto quello che seguirà sono delle mie personali considerazioni.
Un’ultima avvertenza: se non avete ancora letto 1Q84 e non volete assolutamente nessun tipo di anticipazione, non andate oltre nella lettura di questo articolo. Naturalmente non rivelerò niente in grado di rovinare la lettura, cosa che peraltro credo impossibile, di questo libro, ma non voglio responsabilità. Qualche anticipazione c’è, procedete a vostro rischio.

 La “Crisalide d’aria”, storia di una frode letteraria

Tengo ha trent’anni, insegna matematica e scrive romanzi. È arrivato diverse volte tra i finalisti di un importante concorso letterario, organizzato ogni anno da una nota casa editrice, senza mai vincerlo. Per questo è stato comunque notato da Komatsu, un agente letterario, che lo segue nei suoi progressi nella scrittura e di tanto in tanto gli passa qualche lavoro editoriale. Tra questi, quello di aiutarlo nella selezione di giovani esordienti per il medesimo concorso letterario.
È così che Tengo e Komatsu si trovano per le mani la “Crisalide d’aria”. Discutono se farlo passare alla commissione tra i finalisti oppure no.
Il romanzo è scritto in una forma pessima:

“è scritto spaventosamente male. L’uso delle preposizioni è tutto sbagliato, e ci sono addirittura delle parti in cui non si capisce cosa voglia dire. Prima di scrivere un romanzo, l’autrice dovrebbe rimettersi a studiare la sintassi, partendo dalle basi.”

Ma entrambi l’hanno letto dall’inizio alla fine.
“- Però l’ha letto fino alla fine. O sbaglio?

Komatsu fece un sorriso che sembrava essere stato tirato fuori dal fondo di un cassetto che si apre di rado. – Beh, questo è vero. Hai indovinato. L’ho letto fino alla fine, cosa che ha stupito persino me. Prima di tutto non succede mai che io arrivi a leggere sino in fondo le opere candidate al premio per nuovi scrittori. E per giunta me ne sono anche riletto alcune parti. Quando succede, è come l’allineamento dei pianeti. Ammettiamolo pure.

– In altre parole c’è qualcosa. Non è così?”

Ma quale è, secondo Tengo, il maggiore pregio di questo manoscritto?

“- Come le ho accennato brevemente al telefono, il pregio maggiore è che la Crisalide d’aria non tenta di copiare nessuno. Cosa rarissima per l’opera di un’esordiente, è completamente priva di quella tendenza, tipica dei nuovi scrittori, a mettersi nella scia di qualcun altro, – disse Tengo, scegliendo con cura le parole. – Lo stile, certamente, è grezzo, e anche la scelta delle parole è infantile. A giudicare dal titolo, l’autrice confonde «crisalide» con «bozzolo». Volendo, si potrebbero elencare molti altri difetti. Ma se non altro in questa storia c’è qualcosa capace di coinvolgere il lettore. Sebbene la trama sia nell’insieme fantastica, le descrizioni dei dettagli sono estremamente realistiche.”

Se si fa eccezione per il brutto e grezzo stile, non sembra anche a voi che si parli del tipico romanzo di Murakami?
Tengo e Komatsu parlano della possibilità di inserire comunque questa autrice tra i finalisti. È soprattutto Tengo a puntare in questa direzione:

“Sicuramente è difficile che con questo libro possa vincere il premio per nuovi scrittori. Però penso che meriti di arrivare tra le opere finaliste. Se lei vuole, potrà aiutarla a ottenere questo risultato. E se ci riesce, preparerà la strada al suo prossimo libro.”

Komatsu non è di questo avviso.

“Tirar su con cura un giovane autore, mettendoci tutto il tempo necessario, è una grande gioia per un editor. Guardare il limpido cielo notturno e avvistare prima degli altri una nuova stella è un’enorme emozione. Ma a essere sincero, è improbabile che questa ragazza scriva una seconda opera. Con tutti i miei limiti, è da vent’anni che mi guadagno da vivere in questo campo. Nel corso del tempo ho visto tanti scrittori apparire e sparire. E sono arrivato a tracciare una linea di separazione tra coloro che continueranno e quelli che difficilmente ci riusciranno. Quindi, se posso dirlo, per questa ragazza non ci sarà un prossimo libro. Di conseguenza, purtroppo, nemmeno un terzo. E tantomeno un quarto. Innanzitutto, il suo non è uno stile che possa migliorare col tempo e con l’esercizio. Per quanto uno possa armarsi di pazienza e aspettare, non ne verrà fuori nulla. Sarà un’attesa inutile. E la ragione è che in questa ragazza l’idea di scrivere bene, o di sforzarsi per raggiungere un buono stile, è completamente assente”.

E ancora:

“Lo stile, o lo si possiede come un dono naturale, o ci si lavora facendo sforzi sovrumani fino ad affinarlo. Non ci sono altre possibilità. E questa Fukaeri non rientra in nessuno dei due casi.”
“Sicuramente c’è la volontà di raccontare una storia. E si direbbe anche una volontà piuttosto forte, lo riconosco. È questo che, pur nella sua forma grezza, ha affascinato te, Tengo, e spinto me a leggere il manoscritto fino alla fine. Da un certo punto di vista, potrebbe essere considerato anche un grande pregio. Eppure, la ragazza come scrittrice non ha futuro.”

A differenza invece di Tengo:

“- Tu, se non altro, ti sforzi, – disse Komatsu scegliendo le parole. – Per quanto posso vedere, non pecchi di negligenza. Ti dedichi alla scrittura con estrema umiltà. E questo perché? Perché ami scrivere. E questo è un elemento a cui attribuisco importanza. L’amore per la scrittura, per chi ambisce a diventare uno scrittore, è la qualità più importante che esista.
– Ma da solo non basta.
– Naturalmente. Da solo non basta. Deve esserci anche «qualcosa di speciale». O almeno, qualcosa che non si riesce a decifrare fino in fondo. Quello che apprezzo di più, soprattutto per quanto riguarda i romanzi, è non riuscire a comprenderli completamente. Non nutro alcun interesse per le opere di cui mi sembra di capire tutto.” (anche qui mi ricorda qualcuno.)
Ma Komatsu non ha intenzione di lasciar cadere il tutto. Dice di avere per questo libro “un’altra piccola idea”.

“- Ascoltami, – Komatsu prese in mano il cucchiaino del caffè e, come un direttore d’orchestra che indica un solista con la bacchetta, lo puntò verso Tengo. – Questa Fukaeri possiede qualcosa di speciale. Leggendo La crisalide d’aria si capisce. Ha un’immaginazione fuori dal comune. Purtroppo però la scrittura è un disastro. È davvero scadente. Tu invece sai come si scrive. Hai talento e gusto.”

L’idea di Komatsu è di fare della “Crisalide d’aria”, scritto da una bella e misteriosa diciassettenne, un best seller, un caso letterario. Non è solo per far soldi. È soprattutto per creare qualcosa di speciale, e forse anche per prendere in giro quell’ambiente letterario in cui vive. Inoltre Komatsu ritiene che riscrivere un’opera del genere possa essere molto utile per la crescita artistica di Tengo.
Naturalmente, un’operazione del genere, non è altro che una frode letteraria. I rischi sono altissimi. Ciononostante l’idea di Komatsu mette in moto un meccanismo che una volta iniziato non sarà più in grado di fermarsi.
Fukaeri, la diciassette autrice del romanzo, non avrà niente da obiettare alla riscrittura del romanzo. É una ragazza dislessica che non ha mai avuto l’ambizione della scrittura. Ma questa è un’altra storia.
Tengo, nonostante le sue reticenze nello scrivere il romanzo di un’altra persona, come aveva previsto Komatsu, non potrà fare a meno di farlo, perché dentro di lui ne sentirà l’impellente bisogno.
Questo è l’inizio di uno dei plot di 1Q84. Plot che, come avete potuto notare, si rivela essere particolarmente interessante per degli aspiranti scrittori come noi.
Già da queste prime battute si possono fare alcune considerazioni sulla scrittura.

– L’importanza per l’amore dell’atto della scrittura. Che vuol dire cura estrema e gusto. È un talento che si può avere o che si può sviluppare. Ma è prima di tutto un atto di amore. È un qualcosa che fa la differenza tra chi continuerà a scrivere e chi invece si ferma. È quel qualcosa che ti fa stare seduto a scrivere per ore e ore invece di fare altro. Ma l’amore per la scrittura non basta. Lo stesso Tengo non è ancora uno scrittore completo. È comunque una sorta di requisito fondamentale. (per Tengo c’è speranza, per Fukaeri no).

– Quello che fa sì che un lettore arrivi fino alla fine di un romanzo, non è il bello stile, ma la capacità di raccontare una storia, la capacità di portare il lettore in territori che non conosce, e che forse non conoscerà mai completamente. 

L’artigianato della riscrittura

Tengo quindi accetterà di fare da ghost-writer, perché si convincerà che rendere quella storia leggile al mondo è un suo dovere, e che solo lui poteva svolgere un compito del genere.
È soprattutto in questo punto che Murakami ci permette di sederci di fianco allo scrittore, per farci vedere in che maniera lavora su un testo.
Per eseguire questa frode artistica, e sostituire il manoscritto di Fukaeri con quello riscritto, Tengo ha a disposizione solo dieci giorni. Una sfida quasi impossibile che Tengo affronta con tutto l’amore possibile per la scrittura. Ma sediamoci accanto a lui per imparare un po’.

“A mezzogiorno e mezzo cominciò il lavoro di riscrittura. Ricopiò pari pari al word processor le prime pagine della Crisalide d’aria fino a un punto adatto per fermarsi. Decise quindi di cominciare a lavorare su questo segmento finché non ne fosse soddisfatto. Mantenere il contenuto identico, senza alcun intervento, e modificare drasticamente lo stile. Come quando si fa la ristrutturazione di un appartamento. La struttura la si lascia uguale, perché in sé non ha alcun problema. E non si va a cambiare la posizione delle condutture dell’acqua. Le cose che invece possono essere sostituite, come il parquet, il soffitto, i muri secondari e i divisori tra le stanze, vengono tolte e sostituite con le nuove.”

“Diede una scorsa al brano, aggiunse delle spiegazioni ai punti difficili da capire, e rese più visibile il flusso della narrazione. Eliminò le parti superflue e le ripetizioni, e integrò quelle insufficienti. Qui e là modificò l’ordine di alcuni passaggi o frasi.”

“Come conseguenza della riscrittura, il numero di pagine del manoscritto aumentò di circa due volte e mezzo. Poiché le parti non sufficiente mente sviluppate erano di gran lunga più numerose di quelle in cui il testo era ridondante, nel tentativo di sistemare il filo logico del discorso le dimensioni crescevano fatalmente. In particolare era l’incipit a risultare carente. Quando la narrazione diventava più lineare e il punto di vista più stabile, anche la lettura scorreva con più facilità. Tuttavia, l’andamento generale si faceva meno incisivo. La logica emergeva con troppa evidenza, e la forza tagliente del manoscritto originale risultava indebolita.”

“Il lavoro successivo fu l’eliminazione dei passaggi «superflui». Tengo iniziò a bruciare progressivamente ogni porzione di grasso superfluo. Eliminare era di gran lunga più semplice che aggiungere. Grazie a quella operazione la quantità del testo si ridusse di circa il trenta per cento. Era una sorta di gioco d’intelligenza.”

“Aveva stabilito un tempo per aumentare il più possibile e un tempo per ridurre il più possibile. Così, a forza di muoversi tra quelle due fasi, l’ampiezza delle oscillazioni diminuiva in modo graduale e il testo cominciò ad assestarsi nella sua giusta dimensione, fino a raggiungere un punto in cui non si poteva né aggiungere né togliere.”

“Leggendo, annuiva. Non era male. Il testo era migliorato. Le cose procedevano. Ma non era abbastanza. C’era ancora molto da fare.”

“Tengo stampò quella prima parte del lavoro. Poi salvò il testo, spense il word processor e lo spostò su un lato della scrivania. Quindi si mise davanti i fogli e rilesse tutto attentamente con una matita in mano. Eliminò di nuovo le parti che gli sembravano superflue, integrò quelle che gli apparivano carenti, e riscrisse quei brani che non si legavano armonicamente col resto del testo. Continuò fino a quando non si sentì soddisfatto.”

“Nonostante il testo fosse lo stesso, leggendolo sullo schermo del word processor o stampato su carta, l’impressione che ne derivava era sottilmente diversa. La sensazione delle parole utilizzate, quando le scriveva con la matita, o quando le digitava sulla tastiera, cambiava. Era necessario controllare da entrambe le prospettive. Acceso il word processor, inserì a una a una nel testo che compariva sullo schermo tutte le modifiche che aveva segnato a matita sulle bozze stampate.”

“Naturalmente le pagine non erano ancora perfette. Rileggendole dopo averle lasciate riposare alcuni giorni, probabilmente sarebbero venuti fuori altri punti su cui intervenire. Ma almeno per il momento andava bene così.”

“L’indomani sarebbe passato al blocco successivo. Solo per riscrivere le pagine iniziali aveva impiegato quasi una giornata. Ci voleva più tempo del previsto. Però aveva posto le rotaie, e una volta raggiunto il ritmo giusto, il lavoro sarebbe proceduto più spedito.”

Cosa vi avevo detto. Non vi sembra che Murakami sia stato particolarmente generoso nel descrivere il lavoro di Tengo?
A me sembra che ipotizzando che la versione di Fukaeri sia una prima versione buttata un po’ di getto di un nostro romanzo, dove abbiamo posto l’attenzione più sulla storia in sé che sullo stile, si può dire che questa di Tengo sia un vera e propria lezione di riscrittura. Non di quelle solite, che troviamo nei manuali. Una lezione pratica. Murakami ci ha messo di fianco a un artigiano mentre svolge il suo lavoro. Siamo finiti dentro la bottega. Dite la verità, non vi è venuta una gran voglia di mettervi a lavorare sui vostri testi? Non vi prudono le mani?
Una fessura nella pietra
Ora c’è un altro punto d’affrontare. Come si arriva alla prima stesura? Come si arriva a una prima versione di una storia degna di tale nome?
Cosa c’è che non va nei romanzi di Tengo, nonostante siano scritti in un modo esemplare?
Komatsu parla dei romanzi di Tengo come ottimi lavori, ma privi di quel qualcosa. Un qualcosa che invece l’opera prima (e unica) di Fukaeri aveva.
Il punto è, come si arriva ad avere una “Crisalide d’aria” su cui lavorare?
Qui Murakami non può essere così esplicito come è stato in precedenza parlando della riscrittura. Non per mancanza di generosità, ma perché, a differenza del lavoro artigianale della revisione, quello che succede quando nasce una storia non è una cosa che si può osservare dall’esterno. È qualcosa che succede dentro.
Torniamo a 1Q84.
Tengo, mentre la “Crisalide d’aria” vince il concorso e diventa un best seller e un caso letterario, visto che la sua autrice è una bella e misteriosa diciassettenne, di cui si sa poco o niente, comincia a lavorare al suo nuovo romanzo.
E lì, come si era augurato Komatsu, avviene la magia.

“Ma quel periodo fu segnato da un cambiamento. Un cambiamento positivo. Tengo si accorse che mentre scriveva il romanzo stava nascendo dentro di lui una specie di sorgente nuova. Non che l’acqua sgorgasse con eccezionale abbondanza. Si trattava piuttosto di una piccola vena spuntata da una fessura tra le rocce.”

“Sembrava che grazie al lavoro di riscrittura che aveva fatto sulla Crisalide d’aria, con concentrazione e dedizione assolute, la pietra che fino allora aveva ostruito quella sorgente fosse stata rimossa.”

“Tengo si accorse inoltre che era nata in lui anche una sorta di determinazione”

Murakami e la pistola di Cechov
Ci sono diversi altri punti nel romanzo che accennano alla scrittura, ma ce n’è uno che mi sembra particolarmente rilevante per noi aspiranti scrittori.
Murakami fa un accenno alla pistola di Cechov, prendendo una netta posizione. Quella della pistola di Cechov è una questione di cui si parla in diversi manuali di scrittura.
È un accenno inaspettato, perché piazzato a sorpresa in un altro plot. Un plot che a differenza di quello di Tengo non parla di scrittura.
Aomame chiede a Tamaru, una guardia del corpo di grande preparazione, una pistola. Una pistola che non ha intenzione di usare per nuocere a qualcuno, ma di rivolgere a se stessa, solo nel caso le cose dovessero mettersi male. Tamaru ha seri dubbi se accontentarla, e li esprime così:

“Alzandosi lentamente, Tamaru disse:
– Cechov ha scritto: «Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari».
– Che significa?
Tamaru si mise in piedi di fronte a Aomame. Era più alto di lei solo pochi centimetri.
– Vuol dire che in un racconto non si devono introdurre oggetti se non sono necessari. Se in un racconto spunta una pistola, è necessario che a un certo punto della narrazione venga fatta sparare. Cechov amava scrivere racconti privi di fronzoli.”

Questo, in sintesi, il significato della pistola di Cechov. Nessun elemento non necessario. Ma non solo. Ogni elemento nella storia, se è stato piazzato lì da uno scrittore, ha una sua funzione.
Chi conosce Murakami sa benissimo che spesso non applica alla lettera questo precetto. Capita che ci siano dei plot nei suoi romanzi che non vengono portati a conclusione, o non vanno a interagire con la trama principale. Murakami in un altro passaggio spiega il perché. Prende posizione sulla questione di Cechov.
“Aomame annuì.
– Mi inviti a trasgredire la regola di Cechov, insomma.
– Esatto. Cechov è un grande scrittore, ma il suo modo di pensare non vale per tutti. Non è vero che tutte le pistole che appaiono in una storia debbano fare fuoco, – disse Tamaru.”
“Si spogliò e fece una doccia calda che portò via quello sgradevole odore di sudore.
«Non è vero che tutte le pistole debbano fare fuoco, – si disse Aomame mentre era sotto la doccia. – Una pistola non è altro che uno strumento. E quello in cui vivo non è un mondo di finzione. È un mondo reale, pieno di smagliature, difformità, anticlimax».”

Quello che Murakami ci sta dicendo è che deviando di tanto in tanto dalla regola della pistola di Cechov cerca di imitare, nella finzione del romanzo, la vita. Certo, un romanzo pieno di “pistole che non sparano”, un romanzo troppo simile alla casualità della vita, rischia di essere un meccanismo che si inceppa, oltre ad essere molto noioso.
Quello che ci sta dicendo Murakami è che le regole si possono anche trasgredire. Basta farlo con gusto, con delle scelte precise, scegliendo con il nostro istinto.

Considerazioni finali

Forse mi sbaglierò, ma io ho proprio l’impressione che in 1Q84 Murakami ci abbia infilato, un po’ di nascosto, delle piccole lezioni di scrittura. Un po’ come aveva fatto il suo mentore e amico Raymond, le cui lezioni di scrittura sono state raccolte in un libro per aspiranti scrittori. Un dono, un mettere in comune l’esperienza accumulata in anni di scrittura. Un sodalizio tra scrittori.
Un po’ come se ci avesse invitato in quella cucina americana. Con Ray, Tess e Hiroku, a parlare di scrittura.
Perché la scrittura forse non può essere insegnata, ma si può mettere in comune l’esperienza e aiutare qualcuno a trovare la propria strada. Così Carver, pur adorandolo, non scrisse mai come Cechov, e Murakami non scrisse mai come Carver. Ognuno trovò il proprio stile, la propria voce. Carver direbbe, il proprio modo di guardare il mondo.
E a noi non resta che aspettare il terzo volume di 1Q84, e nel frattempo scrivere. Scrivere e riscrivere. Nella speranza di trovare una voce che sia nostra. Una sorgente nuova.
Questo il mio augurio.

Che ognuno di noi trovi la determinazione necessaria per realizzare i propri progetti. E che si apra una fessura tra la roccia, per permettere alla nostra voce di uscire.


Risorse correlate
→ Scheda del libro
Incipit
→ Le lezioni di scrittura nascoste in 1Q84

→ Le migliori copertine dei libri
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Autore dell'articolo: admin

1 commento su “How to Write Like Haruki Murakami

    Luigi Fabozzi

    (3 Febbraio 2014 - 21:15)

    Carver comunque era un “editor dipendente”. Una volta lessi la stesura originale di carver (terribile) e dopo editata… Era carver. Da allora sono carver dubitante :))

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