Scripta-Volant

Indice Forum    Area Personale: la pagina con tutti gli strumenti che puoi usare all'interno del portale Scripta Volant    Vuoi conoscere l'ambizioso progetto Scripta Volant? Leggi la presentazione dei nostri progetti!    Libreria: archivio dei lavori realizzati ad oggi    I Concorsi: consulta il bando del concorso Volanzine e scopri come partecipare a Radio Volant!    Blog: segui le Rubriche    Wiki Wolant: Consulta o partecipa all'enciclopedia libera per lo Scrittore 


Leggi un incipit a caso

°Ascolta Radio Volant
°Scarica le VolanZine
°Guarda i Video Echoes
°Assistenza

 

| RIEPILOGO CONCORSI LETTERARI  IN SCADENZA | Visita il forum del concorso "SCRIPTAG | Inserisci il tuo nuovo esercizio "PERSONAGGI - Esercizio 1"News dal mondo Letterario

 

 

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]





Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 57 messaggi ]  Vai alla pagina Precedente  1, 2, 3, 4, 5, 6
Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: Indice racconti in concorso VolanZine n°10
MessaggioInviato: gio gen 14, 2010 3:58 am 
Non connesso
Site Admin
Site Admin
Avatar utente

Iscritto il: dom mar 08, 2009 6:24 pm
Messaggi: 526
Trediciezerotre
13.03
la mattina scorreva lenta. nel dormiveglia erano passate mille immagini, pensieri.
era ancora sotto al piumone quando sentiva le sue parole. scorrevano nella testa piano, come un film. immagini a rallentatore.
poi aveva aperto gli occhi. la radio, l'odore del caffé. connessione con la realtà.
era sempre in quei momenti che lo immaginava. quando era abbastanza sveglia da elaborare pensieri ma non abbastanza per permettere alla sua coscienza di censurarli.
vedeva i suoi occhi che non la guardavano, raccontava di una ragazza che lo desiderava. ma lui non corrispondeva. sentiva il ghiaccio dentro al suo cuore.
perchè era vicino ora. paradossalmente si era avvicinato perchè era riuscito veramente a prendere le distanze. la distanza emotiva. che permette di amare, avvicinarsi poi allontanarsi. senza sentire il desiderio opprimente e costante di un nuovo contatto, un nuovo riavvicinamento.

Mi tocchi con le tue parole. Mi prendi i fianchi e mi avvicini. Ridi. Vicino alla mia pelle. È lì che sento il tuo respiro. il profumo, forse è il vino, il fumo, si mischiano queste sensazioni. Perché un’odore e una carezza, una flebile nota vocale quando mi sei così vicino sembrano tutt’uno. come il vento caldo d’agosto che soffia sul mare. Increspa l’acqua, e la schiuma bianca contrasta l’azzurro profondo.
Ti stringerei le mani, ti accarezzerei la pelle. Vorrei sentire il profumo dei tuoi capelli. Vorrei essere quella schiuma bianca, impercettibile, che si poggia delicata sul mare salato.
ma le tue onde mi gettano a riva. E non rimane più niente.
capita. il passare delle ore. si mangia, si parla, una doccia bollente.
ma quella sensazione nel cuore non se ne va.
ti opprime. questa angoscia. senso di solitudine, gelosia.
vorrei essere un piccolo granello di polvere trasportato dal vento, sentire la leggerezza del vuoto, l'incapacità del controllo, l'irresponsabilità che ti fa fluttuare nell'aria senza pensieri. e non provi gioia. e non provi dolore. il silenzio è sollievo dell'anima.

Prendo il computer, leggo le mail. È arrivata l’ora. Devo studiare. Prendo il libro in mano e sottolineo.
Leggo ogni parola, conto le lettere della seconda frase. Terzo paragrafo. Tabella 2B.
Fisso il foglio, l’immagine rappresentata diventa sempre più sfuocata…

…desiderare con ogni forza l'amore che ti porta via, che ti sconnette dal mondo perchè ti trascina nel sentimento. sentire la debolezza dell'essere umano.
sapere che la nostra debolezza più grande è la dipendenza. cercare di eliminarla, estirparla come se fosse erbaccia in un giardino fiorito. ma non riuscirci.
ho bisogno dell'amore, del pensiero ossessivo, dell'emozione del contatto, di abbandonarmi senza controllo. e tu sei solo l'oggetto di questi bisogni.
non c'è poesia, non c'è amore.
sei solo la mia debolezza.


N.B Questi racconti sono di proprietà dei legittimi autori, pubblicati in questo forum in licenza creative commons.
I testi non riportano i crediti dei leggittimi proprietari perchè partecipano al concorso VolanZine che, come da regolamento, prevede l'assenza dell'autore.
Per contatti: redazione@scripta-volant.org


Top
 Profilo  
 

 CONDIVIDI IL POST CON I TUOI AMICI!

ShareThis
 Oggetto del messaggio: Re: Indice racconti in concorso VolanZine n°10
MessaggioInviato: gio gen 14, 2010 4:00 am 
Non connesso
Site Admin
Site Admin
Avatar utente

Iscritto il: dom mar 08, 2009 6:24 pm
Messaggi: 526
Un bravo ragazzo
Il solito convegno, per di più alle otto di sera, dopo un panino mangiato al volo e una lunga giornata di lavoro.
Mi presento con un quarto d’ora di ritardo ma tanto so di essere in anticipo di almeno un altro quarto d’ora sull’inizio.
Mi siedo nella prima fila del secondo settore, così da poter allungare almeno le gambe anche se le poltrone sono veramente molto comode!
Intanto che aspetto leggiucchio distrattamente il giornale e di tanto in tanto lascio vagare lo sguardo per l’ampia sala.
Lungo la mia stessa fila, appena due posti alla mia sinistra sono due lunghe gambe avvolte in collant scuri a fermare il mio sguardo… due belle gambe che una gonna marrone due dita sopra il ginocchio lascia godere quanto basta.
Risalgo con lo sguardo lungo la persona che indossa un golfino di lana con una discreta scollatura non sufficiente a intravedere nulla ma che lascia intendere due seni che a occhio e croce potrebbero essere di una terza misura.
Non riesco a darle un’età perché il volto, bruttino, è ingannevole, ha delle borse sotto gli occhi e le guance un po’ scese come certi cani, peccato davvero! Due gambe come quelle meritavano certamente qualcosa di più – penso – mentre torno al mio giornale.
Il convegno comincia ma mi accorgo di non riuscire a togliere lo sguardo da quelle gambe che si muovono, si allungano, si incrociano… mi eccitano.
Le guardo di sottecchi, poi cerco il suo volto, ma non mi piace, provo a tornare a seguire l’oratore.
Penso che mi piacerebbe scoparla ma sorrido dentro di me a questa fantasia, eppure mi sono accorto che ogni tanto si gira dalla mia parte.
Improvvisamente prendo un foglio dal notes appoggiato sulle mie gambe, temporeggio un attimo con la penna e poi di getto scrivo HO VOGLIA DI SCOPARTI, strappo il foglio e lo appoggio sulla sedia vuota tra di noi.
Lascio trascorrere circa mezzo minuto e poi mi alzo prendo la mia roba e mi avvio all’uscita; non mi giro nemmeno una volta, nemmeno un istante eppure ho la certezza che anche lei si è alzata e mi sta seguendo.
Mi sento stranamente euforico mi dirigo in metropolitana, aspetto il treno e salgo, non mi volto mai a guardarla ma so che c’è, è sulla stessa carrozza.
La mia mente lavora febbrilmente, mi sembra di essere sotto l’effetto di una droga, a casa c’è mia moglie, hotel, alberghi, no! troppo squallido…
Arrivo alla fermata dello Studio e d’istinto scendo, percorro la via apro il portone e lo lascio aperto, comincio a salire le scale, apro la porta, entro e finalmente mi volto.
Sorride debolmente, sembra fragilissima eppure mi prende per mano, e si fa portare nella grande sala riunioni, ancora non abbiamo detto nulla.
Sto per parlare ma lei mi appoggia un dito sulle labbra, ha uno splendido profumo; sale in piedi sulla grande scrivania e incomincia lentamente a spogliarsi.
E’ dolce e sensuale nei movimenti, sembra che abbia fatto sempre e solo quello, in men che non si dica è completamente nuda, i seni piccoli ma incredibilmente sodi, il ventre completamente depilato mi guarda con occhi febbricitanti, capisco che sta impazzendo dalla voglia…
Sento arrivare un sms, guardo il telefonino, mia moglie “vado a nanna, non ce la faccio ad aspettarti, ti amo tanto!”
E’ come se mi svegliassi di colpo, guardo quel corpo nudo che mi aspetta e sussurro “scusa, non posso” poi torno nella stanza d’ingresso e aspetto; dopo un paio di minuti arriva anche lei, si è rivestita, ha gli occhi umidi, “sei un bravo ragazzo” mi dice prima di uscire dalla porta e dalla mia vita.


N.B Questi racconti sono di proprietà dei legittimi autori, pubblicati in questo forum in licenza creative commons.
I testi non riportano i crediti dei leggittimi proprietari perchè partecipano al concorso VolanZine che, come da regolamento, prevede l'assenza dell'autore.
Per contatti: redazione@scripta-volant.org


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Indice racconti in concorso VolanZine n°10
MessaggioInviato: gio gen 14, 2010 4:02 am 
Non connesso
Site Admin
Site Admin
Avatar utente

Iscritto il: dom mar 08, 2009 6:24 pm
Messaggi: 526
Un treno di penna

Il faro puntava la sua luce ambarica sulla piazzola. Non volava una mosca a quell’ora, di tanto in tanto passava soltanto qualche auto di qualche inguaribile nottambulo di paese, una di quelle povere anime in pena che ululano alla luna la voglia di una vita che la piccola realtà rurale non può offrire. Michael scriveva, scriveva senza sosta sul suo vecchio quaderno, seduto sull’unica panchina che era presente nella piazzola, proprio sotto al fascio di luce ambarica del faro. Erano anni che imbrattava quel quaderno coi suoi lunatici tratti di penna. Le righe e i fogli che si susseguivano, bianchi come la nebbia di fine Novembre, per lui erano come un percorso, una strada, un’area da esplorare a tentoni in cerca di qualche cosa che neanche lui sapeva bene cosa potesse essere. Un racconto forse, o un’inaspettata verità. Un’illuminazione probabilmente, che gli facesse capire l’incomprensibile motivo di così tanta attesa. L’attesa. Perché, per Michael, scrivere su quel vecchio quaderno era come un’attesa in una grande Stazione. Una stazione dove passano treni che non esistono. Scrivere, scrivere, scrivere, per lui era come aspettare che tra i suoi tratti di penna passasse una tanto attesa illuminazione. Non sapeva cosa avrebbe dovuto essere, sentiva solamente che prima o poi, quell’illuminazione, sarebbe passata, e si era giurato che lui sarebbe stato lì per coglierla. Michael era un ragazzo un po’ al di fuori del coro. Amava starsene per i fatti suoi, amava l’arte e la musica. Adorava scrivere nel silenzio dei notturni durante i quali, citando Kafka, diceva che “riusciva a scrivere meglio, perché le sue paure non lo lasciavano dormire”. E di paure Michael ne aveva tante. Aveva paura del presente, aveva paura della tecnologia. Michael odiava la tecnologia. Diceva sempre che “Internet ha diseducato la gente a ricercare”. Lui pensava che per raggiungere il Nirvana, e cioè la massima coscienza del proprio spirito, era fondamentale l’elemento della ricerca, e per questo diceva che grazie all’Internet l’umanità aveva fatto due passi indietro nella propria evoluzione. Diceva sempre che non c’è mestiere nel nostro mondo, e che tutti puntano a fare le star perché la televisione ha fatto scordare a tutti quanto sia indispensabile un ottimo carpentiere. Michael diceva sempre che la gente dovrebbe investire più tempo per farsi una passeggiata fuori e spegnere quel maledetto computer. Michael diceva sempre che film come Matrix e Blade Runner non sarebbero stati per sempre fantascienza. Non trovava mai riscontro nella gente, Michael, quando provava a condividere questi suoi pensieri, e così scriveva.
Scriveva e scriveva e scriveva, in cerca di un Io forse, o di se stesso, ma la cosa che mi ha sempre fatto sorridere di Michael è che, nonostante pensasse tutte quelle cose, era l’unico che scriveva e scriveva e scriveva. La luce ambarica del faro tornò ad essere una realtà intorno a Michael, che ridiscese dalla penna ai piedi per terra. Un’altra notte ad aspettare quel treno che per un’altra notte non era passato.
C’è sempre stata un’altra cosa di Michael che mi ha sempre fatto divertire: e cioè il fatto che rimase tutte le notti ad attendere con un tratto di penna un treno sul quale era già salito da tempo.


N.B Questi racconti sono di proprietà dei legittimi autori, pubblicati in questo forum in licenza creative commons.
I testi non riportano i crediti dei leggittimi proprietari perchè partecipano al concorso VolanZine che, come da regolamento, prevede l'assenza dell'autore.
Per contatti: redazione@scripta-volant.org


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Indice racconti in concorso VolanZine n°10
MessaggioInviato: gio gen 14, 2010 4:04 am 
Non connesso
Site Admin
Site Admin
Avatar utente

Iscritto il: dom mar 08, 2009 6:24 pm
Messaggi: 526
Una scelta fatale

Aveva scelto di andare ad abitare in un paese sperduto dell’Umbria, dopo il divorzio dal marito. Un paese in cui nessuno la conosceva: aveva comperato una casa isolata, ma non troppo, frequentava poco la gente del paese; giusto il tempo di andare a comprare il suo quotidiano preferito, verso le otto di mattina, e di andarlo a sfogliare seduta ad un tavolino dell’unico Bar del paese. Non le sfuggivano le occhiate curiose che la scrutavano come fosse un animale strano: e sentiva gli occhi degli uomini posarsi sui suoi maglioni dal collo alto, quasi sempre scuri, che non riuscivano a celare più che tanto la pienezza del seno. Restava poco nel Bar, il tempo di sorbire il cappuccino; poi salutava la cassiera, faceva un gesto qualunque agli avventori, ed usciva a passi rapidi, con la falcata della donna abituata alle vie di città. Poi la vedevano salire sulla sua utilitaria, e sparire dietro la prima curva: forse verso il lago, forse verso la città vicina. Tornava soltanto quando faceva sera, parcheggiava l’auto proprio dinanzi al portone di casa. Una luce restava accesa per qualche ora, poi il buio inghiottiva la casa ed il sonno di lei. Le voci si rincorrevano, ovviamente, sul suo conto: la più accreditata voleva che lei fosse la vedova di un magistrato ucciso dalle BR, e si faceva anche il nome del giudice, un giudice milanese. Poi, non trovando conferma alcuna quella voce, si disse che era una professoressa universitaria in pensione: e la donna che andava a rassettarle la casa, tre volte alla settimana, sembrava confermare questa voce; diceva di molti libri, spesso accatastati su qualche divano, sicuramente letti con una certa assiduità. Quando la donna che frequentava la casa per motivi di lavoro, ed era la sola persona ammessa in quella casa, ne uscì urlando che la signora- così la chiamavano tutti in paese, in una sorta di ironico rispetto- era morta, la notizia non fece, almeno all’inizio, molto scalpore. La logica di paese voleva che una donna che vive da sola, da sola debba morire. Poi si seppe che la donna era stata uccisa con un colpo di martello alla fronte, e la questione si complicò. I carabinieri del paese, non abituati a tali accadimenti, avvertirono subito i carabinieri della città, e questi il pubblico ministero. Alle nove di mattina fu tutto un sibilare di sirene: e le auto di servizio frenarono fischiando dinanzi alla porta
della donna venuta a morire in quel piccolo paese, quasi a volerne turbare la pace. Inutilmente qualcuno del paese provò a chiedere qualche notizia ai carabinieri, e meno che meno al giudice, che uscì di casa con aria accigliata, consapevole del proprio ruolo. Un’ambulanza portò via il cadavere della donna, il giudice ed i carabinieri azionarono di nuovo le sirene: e dopo qualche minuto sembrava che nulla fosse successo. La donna era venuta in silenzio, e se ne era andata per sempre rinchiusa in un silenzio spaventoso ed assurdo.


N.B Questi racconti sono di proprietà dei legittimi autori, pubblicati in questo forum in licenza creative commons.
I testi non riportano i crediti dei leggittimi proprietari perchè partecipano al concorso VolanZine che, come da regolamento, prevede l'assenza dell'autore.
Per contatti: redazione@scripta-volant.org


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Indice racconti in concorso VolanZine n°10
MessaggioInviato: gio gen 14, 2010 4:08 am 
Non connesso
Site Admin
Site Admin
Avatar utente

Iscritto il: dom mar 08, 2009 6:24 pm
Messaggi: 526
Vetro

Non facciamo che ci innamoriamo!” lui le aveva detto – perché le parole spesso servono per confondere e confondersi – e così era iniziato quel rapporto, strano e assai comune, da due matrimoni che si trascinavano, già pesanti e insteriliti, con figli ancora troppo piccoli.
Sapevano benissimo che quello poteva essere solo un gioco, e così era nato, e sapevano benissimo che avrebbe potuto andare oltre, e così era stato; ma avevano posto un limite a quell’oltre. Perché era ovvio che non era una soluzione, nè c’era futuro.
Ma non diceva questo il loro cuore. Se ciascun giorno in più era “sbagliato”, eppure l’uno dopo l’altro continuavano a cercarsi, in tutti i modi; e questo faceva sì che vivessero ogni giorno come un’aggiunta insperata, dono in più inatteso e gratuito: ogni altro giorno era un miracolo che incredibilmente seguitava a ripetersi.
Perché erano drogati. Delle loro parole, con le quali avevano svelato e donato all’altro ogni angolo del proprio malandato cuore, e ancor di più del suono delle loro risate, leggere, limpide, e però concrete tanto da trasformare tutto in un tempo allegro; e così i loro incontri erano soprattutto esultanza di risate: spesso si scambiavano sguardi d’amore dicendosi, con voce calda, “Non insistere: non si fa credito a nessuno” o “Non puoi sbagliare: è qui la pizza più buona”, parole lette su qualche cartello lungo la strada: solo per colmare di risate le loro ore rubate.
Ma c’era quel velo invisibile che in silenzio avevano dispiegato fra loro. Così a volte si avvicinavano occhi negli occhi ma si fermavano appena ne avvertivano chiara la presenza: giusto pochi attimi, solo per sfiorare impalpabilmente le labbra, immobili. Quasi un vetro trasparente che li univa e separava, come per quei mimi che giocano a farsi specchio l’uno dell’altro.
Credevano in tal modo di proteggersi dal troppo, ma quel muro fatto di nulla in realtà amplificava ogni giorno desiderio e amore.

Poi accadde qualcosa. In casa di lei venne chiesto cosa stesse succedendo, e la domanda fu accompagnata da sguardi silenziosi dei bambini, rigidi e duri più delle parole che li precedettero; lei rispose “Niente” – perché le parole spesso servono per mentire e mentirsi – e così venne il giorno della fine, perché viene sempre il giorno della fine.
Allora concedettero un’ultima volta alle mani di superare la diafana cortina immaginaria, per un incontro d’amore, l’ultimo, l’unico possibile. Quasi fosse figura di lei, lui le prese una mano e l’appoggiò su una delle sue, e con l’altra iniziò a carezzare ogni dito: lo alzava, lo solleticava, ne palpava la consistenza, lo piegava e lo apriva – lei, abbandonata, lasciava fare – e strisciò, appena percettibile, il polpastrello dell’indice per tutta la lunghezza d’ogni dito di lei. Poi inseguì il filo d’ogni curva, d’ogni prominenza e insenatura, d’ogni rilievo e anfratto, sul dorso e sul palmo, fremente, e, giunto al centro, osò una lieve pressione così da indurre la mano di lei a chiudersi su quella di lui, a fondersi in un intreccio di dita, per stringersi in un minuto smisurato abbraccio che sembrò esprimere tutta la forza segreta della loro passione senza domani.

Si dissero “In fondo non è stato nulla, in fondo nulla c’è stato: niente più d’un gioco” – perché le parole spesso servono per ingannare e ingannarsi – ma il loro cuore era straziato e sapevano benissimo che non era così.

Quel che ignoravano è che le loro anime – a loro insaputa – si amarono, impetuosamente, appassionatamente, perché così era già da tempo, e così sarebbe continuato per tutto il resto della loro pallida vita


N.B Questi racconti sono di proprietà dei legittimi autori, pubblicati in questo forum in licenza creative commons.
I testi non riportano i crediti dei leggittimi proprietari perchè partecipano al concorso VolanZine che, come da regolamento, prevede l'assenza dell'autore.
Per contatti: redazione@scripta-volant.org


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Indice racconti in concorso VolanZine n°10
MessaggioInviato: gio gen 14, 2010 4:10 am 
Non connesso
Site Admin
Site Admin
Avatar utente

Iscritto il: dom mar 08, 2009 6:24 pm
Messaggi: 526
Vita numero tre: parla che ti passa

Sto vivendo una delle tante vite che compongono la mia unica vita e che si chiama « Parla che ti passa ». Credo sia la numero tre ed ho la sensazione che sia una bella vita non foss’altro perchè non mi mancano l’amore e i soldi. Già, anche i soldi. E l’ho specificato perchè hai voglia a parlare di due cuori e una capanna (nel mio caso, due cuori e un sottotetto di 35 metri quadri in centro, che d’affitto costa come un attico a montelupo) che dopo, se non ci sono due soldi per andare a mangiare una pizza fuori, ti « mangi » l’uno con l’altra. O forse, è la numero quattro. Di vita, intendo. Ma comunque poco importa, perchè ne dovrei vivere sette come i gatti, perciò ne passerà di acqua sotto ai ponti prima di emettere l’ultimo miao. Oggi viaggio per detti. Per vivere questa vita, oltre all’amore e ai soldi, mi occorrono : un computer, un telefono, un sorriso smaliante, qualche buon vestito e una certa dose di intelligenza. Quest’ultimo elemento non fa testo, perchè mi è occorso in passato e mi occorrerà in futuro. Senza falsa modestia, non è che mi debba sforzare troppo per essere intelligente. Il problema (altrui) è che in tutte le vite mi manca un ingrediente : la furbizia. Io non sono furba, non me ne frega niente di essere furba, non prendo esempio da nessuno per imparare ad essere furba. E da oggi in poi, gradirei che le persone evitassero di invitarmi ad essere furba. La volpe nelle favole è furba. Io, nella realtà, no. L’ingrediente che non è servito nelle vite precedenti, che spero serva in questa e che, in ogni caso, servirà per certo nelle vite future : l’onestà. Frenate gli eccessi di assenso o di dissenso. Non sono interessata a sorbirmi commenti idioti (che via sms immancabilmente mi arrivano) della serie « fai bene, prima o poi l’onestà paga » oppure « lascia stare che gli onesti se la prendono sempre in quel posto ». La mia onestà me la vivo da me. Con diplomazia. A prescindere dalle fregate che fino ad ora ho preso. Dai furbi. Che per me corrispondono ad animaletti simpatici e pelosi simili a topi. Qualcuno ne fece dei pupazzetti programmati con alcune parole standard. Dai, insomma, i furby. Ve li ricorderete senz’altro. Allora io ho incontrato questi furby programmati che, siccome sono carini in maniera esasperante, ti viene anche da fidarti e volergli bene e poi, strac, ti stroncano all’improvviso e si trovano un altro padrone lasciando te, come si suole elegantemente dire, nella merda. Perchè è così che succede ai furby, che hanno sempre bisogno di un nuovo padrone. Se fossero liberi, non sarebbero degli autentici furby. Ma torniamo alla mia terza vita per vivere la quale mi servono : un telefono, un sorriso smaliante, qualche buon vestito e una certa dose di intelligenza. Ingrediente jolly : tenacia. La tenacia ci vuole in tutte le vite e non è da confondersi con l’accanimento terapeutico. L’insistenza ha un limite che consiste nell’arrestarsi quando anche ad un bambino di dieci anni risulta evidente che la cosa che stai facendo non ha senso. Devo reclutare al più presto un bambino di dieci anni da portarmi appresso come consigliere. Questa cosa, forse, non ha senso. Aurevoir.


N.B Questi racconti sono di proprietà dei legittimi autori, pubblicati in questo forum in licenza creative commons.
I testi non riportano i crediti dei leggittimi proprietari perchè partecipano al concorso VolanZine che, come da regolamento, prevede l'assenza dell'autore.
Per contatti: redazione@scripta-volant.org


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Indice racconti in concorso VolanZine n°10
MessaggioInviato: gio gen 14, 2010 4:14 am 
Non connesso
Site Admin
Site Admin
Avatar utente

Iscritto il: dom mar 08, 2009 6:24 pm
Messaggi: 526
Wolf

Vedo l’auto che corre lungo il pendio della collina, e so perfettamente chi c’è dentro. Ma non mi impensierisco, questa boscaglia è il mio regno, non riusciranno a trovarmi, qui. Forse in città potrebbero preparare una trappola che sia capace di contenermi, ma tra questi alberi io sono invincibile. Almeno, lo sono fino a che resto in questo stato.
In città circolano voci. Si sussurra che ci siano persone alla ricerca di un lupo mannaro, che viene considerato l’autore della lunga fila di delitti che hanno insanguinato queste montagne. I frutti della mia caccia. Secondo alcuni, i licantropi sono uomini al rovescio. Uomini completamente glabri che conservano la peluria all’interno del corpo, per poi cacciarla fuori nelle notti di luna piena. Questo mi protegge: agli occhi di tutti io sono un uomo normale, con la peluria nei posti giusti. Se continuano a cercare una pelle d’uovo io posso stare tranquillo.
Però devo trovare il modo di smaltire questa tensione, tutto questo clamore mi fa sentire braccato.
Non preoccuparti.
Non parlarmi così, so io quando devo preoccuparmi.
Senti come sono rigide le gambe, c’è bisogno di una corsa.
Sì. Vuoi prendere tu il controllo?
Sì.
Mi piace lasciar fare a lui, quando si tratta di certe cose. L’energia che sento scorrere dentro, non riesco proprio a capire dove vada a pescarla. Ma è forte. Mi piace la staffilata del vento sul viso, nelle folli corse a schivare gli alberi, quando sono così sicuro di non poter cadere e che niente al mondo possa farmi del male, o ferirmi. Quando lui si fa avanti, io posso sedermi tranquillo in un angolo e restare a guardare; e mi piace.
Lo so, che ti piace.
Sì, e piace anche a te.
Sì.
Lui è bravissimo a scovare le prede, sia che si tratti di un coniglio o di un uomo (oppure una donna!), è formidabile nel braccare. Ha un suo modo di muoversi, come se eseguisse una danza antica e sensuale. La preda non ha mai sentore di niente, lui è un maestro nel braccare.
Ogni sensazione si moltiplica, quando lui prende il controllo.
Nella notte c’è una luce che altri non vedono, ma noi, sì.
Sì.
L’aria vibra di energia latente, pronta ad esplodere; il respiro si assottiglia ma per contro si fa più profondo. Una sensazione difficile da spiegare.
Non hai niente da spiegare, devi soltanto sentire.
Sì.
E poi parte la caccia. Gli odori sono una traccia, fili sottili che a seguirli portano senza errore dove c’è il sangue. E’ tutto qui, è questo il senso di ogni cosa: il sangue.
E’ strano non provare orrore, quando il sangue irrompe dappertutto, schizzando dagli squarci che lui apre nel corpo della preda. Ma prima, c’è il momento nel quale la preda sente che qualcosa non va e voltandosi, scopre che gli siamo alle spalle.
Noi.
Sì.
Ha un suo profumo, il terrore. Un aroma inebriante, nel quale la preda sembra distillare l’intera consapevolezza della morte imminente. E sente il proprio odore, sente l’impatto con la paura, come una lama che gli penetra nel corpo, prima ancora delle unghie e dei denti. E nel momento in cui spalanca gli occhi, guardandoci e capendo cosa sta per accadere, lui è lesto a balzare avanti, per impedirgli di gridare.
E poi inizia.
Sì.
Sì.


N.B Questi racconti sono di proprietà dei legittimi autori, pubblicati in questo forum in licenza creative commons.
I testi non riportano i crediti dei leggittimi proprietari perchè partecipano al concorso VolanZine che, come da regolamento, prevede l'assenza dell'autore.
Per contatti: redazione@scripta-volant.org


Top
 Profilo  
 
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 57 messaggi ]  Vai alla pagina Precedente  1, 2, 3, 4, 5, 6

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 0 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi inviare allegati

Cerca per:
Vai a:  


Powered by phpBB © 2000, 2002, 2005, 2007 phpBB Group
Traduzione Italiana phpBB.it