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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Nazca
MessaggioInviato: sab ott 24, 2009 3:41 pm 
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Minus Quam Scribertuccia

Iscritto il: gio ott 22, 2009 3:00 pm
Messaggi: 16
Salve a tutti.
Ecco il mio racconto.


NAZCA


Mi trovavo nel Perù meridionale, dal finestrino del piccolo cessna vedevo quelle che tutti conoscono come Le linee di Nazca. Sotto di me, dopo il colibrì e la scimmia, ecco la balena, che pareva nuotare in mare con i fanoni spalancati in cerca di krill.
“Coder, Carlos!”
“Y bueno lo sabe, Xavier, però ay que virar a la derecha!” Mi rispose il pilota quando protestai per la brusca virata. Eravamo seguiti dalla nostra minuscola ombra sul terreno mentre volavamo sulla desolata cicatrice asfaltata della Panamericana.
“Cavolo! E’ incredibile hanno dovuto costruire una strada su un disegno! Il mondo è pieno di imbecilli, guarda quella splendida lucertola gigante, sarà lunga quasi duecento metri, la sua coda adesso è tagliata dalla strada del Pacifico!
“Mira!” Esclamò Carlos indicandomi il favoloso Alcatraz dal collo di serpente.
Quell’airone lungo quasi trecento metri, era splendido, sicuramente concepito dalla mente eccelsa di un maestro delle proporzioni. Come diavolo avrà fatto?
Volando in tondo, il pilota Carlos Ventana, ex aviere peruviano, che dopo una carriera passata sui caccia, trovava il cessa lento e lo considerava alla stregua di un taxi con le ali, mi diede il tempo di scattare fotografie, ed io, sorvolando rabbuiato la striscia di asfalto che tagliava in due quello splendido luogo, mi sforzai di trarre un senso dal tutto.
Il mio obiettivo immortalava un’incredibile composizione di pesci e triangoli disegnati accanto ad un pellicano, virammo a sinistra e ci ritrovammo sospesi sopra la maestosa immagine di un condor con le ali spiegate in volo.
“Cavolo! Non c’entra nell’obiettivo!”
“Problemas?”
“No. No. Niente!”
Eravamo alti e, in verità, volare su questi piccoli velivoli mi creava un po’ di disagio. Mi sporsi ugualmente e vidi sotto di noi una coppia di linee parallele lunghe circa tre chilometri, che correvano dirittissime.
“Atterriamo lì?” Domandai scherzando a Carlos indicandogli le linee.
“Bene…” mi rispose serafico il pilota.
Osservai sulla destra, una serie di figure astratte disegnate in una scala talmente vasta da non essere riconoscibili neanche da quell’altezza. Eppure erano state tracciate con la massima precisione, inconcepibile che siano antiche di secoli.
“E quella è opera umana?” Chiesi ironicamente.
“No amigo, aqui se dice que no feuron los hombres que le haceron, creo que fueron semi divinidad, i Viracochas, que hace mucho sieglos dejaron ormas en otra partes delle Ande tambien” rispose Carlos nel suo italiano poco italiano e molto spagnolo.
L’autonomia del piccolo aereo stava per terminare così rientrammo al piccolo aeroporto di Vista Alegre. Quando giungemmo a Nazca città ci fermammo subito a El nido del Condor“, una specie di taverna per mangiare qualcosa. Divoravo la mia Pechuga de pollo rellena, mentre Carlos silenzioso e stanco mangiava la sopa de pollo con verduras. Anch’ io ero abbastanza spossato, quella sera saremmo andati a dormire presto.
La notte passò la sua mano ristoratrice sulle nostre stanchezze e quando al mattino ci mettemmo in marcia verso Vista Alegre eravamo freschi e riposati. Il pick up ci sballottolava sulla strada sterrata che tagliava quello strano paesaggio.
“Ti piace il calcio?” Gli domandai quando passammo davanti ad un campetto spelacchiato dove alcuni bambini giocavano sotto il sole.
“Sì.” Rispose Carlos.
“E chi è il tuo giocatore preferito?”
“Alesio”
“Chi?”
“Alesio”
“E dove gioca?”
“Lì” mi dice, indicandomi il terroso campetto di calcio, con le barcollanti porte in legno.
A Nazca l’altopiano è un luogo desolato e inospitale per chi viene da fuori, sterile e improduttivo per la gente di qui, ma ha un suo fascino. Dal finestrino del Pick up non vedo che poche case e terra secca. Quando infine giungiamo al piccolo aeroporto troviamo ad attenderci una simpatica peruviana, Santha, una discepola della famosa matematica tedesca Maria Reiche, che da mezzo secolo vive in Perù per studiare le linee.
Decollammo incerti e ci innalzammo sulla grande tela dell’altopiano pronta per essere dipinta.
“Allora Santha cosa ne pensi di queste linee?”
“Mah, credo che, come dice Maria, se ci fossero venuti dei cosmonauti qui si sarebbero sicuramente insabbiati.”
“Ma allora, se non sono piste di atterraggio per alieni…, cos’altro potrebbero essere le linee nazca?”
“La verità è che nessuno conosce la loro funzione, così come nessuno conosce veramente la loro età: sono un vero e proprio mistero del passato. E più attentamente le si osserva, più diventano sconcertanti.”
Santha fece una pausa.
“E’ chiaro, per esempio, che gli animali e gli uccelli precedono la geometria delle "piste d’atterraggio", perché un gran numero di trapezi, rettangoli e linee rette interseca (e così facendo cancella parzialmente) le figure più complesse. La deduzione ovvia è che l’opera d’arte finale del deserto, così come la vediamo oggi, deve essere stata realizzata in due fasi. Inoltre, anche se sembra contrario alle normali leggi del progresso tecnologico, dobbiamo ammettere che la prima delle due fasi era la più avanzata. Le figure zoomorfe sono perfette e la loro realizzazione ha richiesto livelli di abilità e di tecnologia molto più alti dell’incisione delle linee rette.”
“Ma quanto tempo è passato tra le prime e le ultime?” Le domandai. Certo la matematica tedesca aveva tirato su un’allieva di tutto rispetto.
“In molti si sono pronunciati sull’età di Nazca, basando le loro opinioni su frammenti di vasellame trovati incastonati nelle linee e sui risultati delle analisi fatte con il metodo del carbonio14 su vari resti organici dissotterrati qui intorno. Le date ipotizzate oscillano tra il 350 a.C. e il 600 d.C. In realtà, però, non ci dicono nulla sull’età delle linee, le quali sono di per sé impossibili da datare. Tutto quello che possiamo dire con sicurezza è che le più recenti hanno almeno millequattrocento anni, ma in teoria potrebbero essere molto più antiche. Ci sarebbe bisogno ancora di molta ricerca, ma purtroppo non ci sono i fondi per fare questi studi in Perù.
“L’altopiano sembra davvero una grande tela molto promettente, siamo sui trecento chilometri quadrati, no?” Domandai guardando fuori dal finestrino dell’aereo.
“Già e pensa che qui c’è la certezza che il capolavoro non verrà portato via dalla brezza del deserto o coperto da cumuli di sabbia. Infatti, in questa zona soffiano sì, venti impetuosi, ma per una felice combinazione perdono d’intensità a livello del terreno: i ciottoli sparsi per la pampa assorbono e trattengono il calore del sole, alzando un campo di forza protettivo di aria calda.”
“Incredibile, sembra fatto apposta” esclamai.
“Inoltre il terreno contiene una quantità tale di gesso da incollare le pietre piccole al sostrato, un adesivo, questo, che si rinnova con le rugiade delle prime ore del mattino. Perciò, qui, una volta disegnate, le cose tendono a conservarsi. Le piogge sono praticamente inesistenti; Nazca è tra i luoghi meno piovosi del mondo.”
“Perciò se fossi un artista, e se avessi qualcosa di grandioso e di importante da esprimere, e se volessi che rimanesse visibile per sempre, queste strane e solitarie distese pianeggianti sarebbero il materiale migliore!”
“Già, di tutto il mondo!”
Santha continuò a parlare cercando di darmi più indicazioni possibili.
“Considera che la maggior parte dei disegni è sparsa in una zona precisa del Perù meridionale, delimitata dal Rio Ingenio a settentrione e dal Rio Nazca a meridione. Un quadrato di deserto tagliato in linea obliqua da quasi cinquanta chilometri della Panamericana, che l’attraversano dalla parte centrale in alto all’angolo destro in basso. Qui, come sparpagliate a caso, ci sono centinaia di figure diverse. Alcune rappresentano animali e uccelli, pensa ci sono diciotto specie di uccelli. Poi ci sono migliaia di forme geometriche di trapezi, rettangoli, triangoli e linee rette.”
“Viste dall’alto, queste ultime ricordano piste d’atterraggio, come se qualche ingegnere civile megalomane avesse ottenuto l’autorizzazione di realizzare le sue fantasie più eccentriche in materia di campi d’aviazione” l’interruppi, quello che stavo vedendo dall’aereo sembrava non bastarmi mai.
“Quindi, poiché si ritiene che gli esseri umani non fossero in grado di volare prima dell’inizio del ventesimo secolo, non sorprende se le linee nazca sono state catalogate da diversi osservatori come piste d’atterraggio per astronavi aliene. E’ una teoria affascinante, ma forse questo non è il posto migliore dove cercare prove che la dimostrino. Per esempio, è difficile spiegare come degli extraterrestri abbastanza progrediti da percorrere centinaia di anni luce di spazio possano aver avuto bisogno di piste d’atterraggio. Non è più probabile che simili esseri disponessero di una tecnologia in grado di far abbassare le loro astronavi in linea verticale?” Argomentò Santa.
“E’ vero” replicai vedendo la mia ipotesi svanire nel cielo azzurro peruviano.
“Inoltre, è assolutamente da escludere che le linee nazca siano mai state utilizzate come piste di atterraggio, anche se dall’alto alcune di esse ne hanno l’aspetto. Viste a livello del terreno sono poco più che scalfitture praticate sulla superficie asportando ciottoli vulcanici neri fino a scoprire il fondo più chiaro del deserto di sabbia e argilla dorata. Nessuna delle aree sgombre è profonda più di qualche centimetro e sono tutte troppo molli per permettere l’atterraggio di veicoli volanti muniti di ruote.”
“Già” scossi la testa, quella ragazza stava mandando all’aria tutte le mie ipotesi. “Ma allora come si spiegano?” Le domandai incuriosito.
“Si pensa che il nome "Nazca", accomuni due culture, probabilmente due tribù indigene hanno messo a punto sofisticate tecniche di espressione artistica, per poi sparire dalla scena peruviana centinaia e centinaia di anni prima della comparsa dei loro più famosi successori, gli Incas.”
“Ma quanto erano sofisticati questi "primitivi" nazca? Che genere di conoscenze dovevano possedere per incidere le loro gigantesche firme sull’altipiano?”
“Beh, Xavier, hai mai sentito parlare della dottoressa Phillis Pitluga, astronoma presso il Planetario Adler di Chicago?”
Annuii, quella peruviana era veramente un’esperta in materia.
“La dottoressa Pitluga ritiene che i Nazca eccellessero nell’astronomia, infatti a seguito di un approfondito studio computerizzato degli allineamenti stellari di Nazca, la Pitluga è arrivata alla conclusione che la famosa figura del ragno non sia altro che un diagramma terrestre dell’immensa costellazione di Orione, e che le linee dirittissime collegate alla figura sembrano essere state tracciate per rilevare, nel corso delle epoche, il variare delle declinazioni delle tre stelle della Cintura di Orione.
“Orione anche qui. Come in Egitto. Stupefacente davvero. Ma io sapevo anche che il ragno nazca raffigura con precisione un genere conosciuto di aracnide, il ricinulei. Si dà il caso che sia uno dei più rari del mondo, tanto rari che è stato individuato solo in zone remote e inaccessibili della foresta pluviale amazzonica. Come hanno fatto i presunti primitivi artisti nazca a spingersi tanto lontano, attraversando le Ande, per scovare un esemplare? Cioè, perché mai potrebbero aver voluto compiere una simile impresa, e come sono riusciti a riprodurre i dettagli dell’anatomia del ricinulei normalmente visibili solo al microscopio? E in particolare l’organo riproduttore situato all’estremità del prolungamento della zampa destra?” Le domandai senza prendere fiato sull’onda dell’entusiasmo che sentivo ritornare in me.
“Ci sono molti misteri qui a Nazca, Xavier. Sai che nessuno dei disegni, tranne, forse, il condor, è di casa qui? In fondo, la balena e la scimmia sono altrettanto fuori posto nell’ambiente desertico quanto il ragno amazzonico. E quella curiosa umana, il braccio destro alzato come in segno di saluto, i piedi calzati da un paio di stivali pesanti e gli occhi tondi che fissano il vuoto come una civetta, non è attribuibile a nessuna epoca o cultura nota… guardala…” mi disse indicando il terreno sotto di noi.
La vidi e rimasi sbalordito. Scattai decine di foto su quell’immagine, era qualcosa di incredibile.
I miei occhi erano calamitati da quella figura, poi quando il cessna virò, notai anche le altre figure, forme umane bizzarre con le loro teste circondate da aureole che avevano l’aspetto di visitatori venuti da un altro pianeta. Anche le dimensioni erano notevoli e stravaganti.
“Guarda le dimensioni” disse Santha che pareva leggermi nel pensiero senza difficoltà “il colibrì misura cinquanta metri di lunghezza, il ragno quarantacinque, il condor si estende per circa centoventi metri dal becco alle penne caudali come pure il pellicano” concluse sorridendo.
Rimasi interdetto: quello che vedevo era qualcosa di cui si parlava sempre troppo poco.
Quasi tutti le opere erano realizzate nella stessa scala ciclopica e nello stesso modo elaborato, con i contorni tracciati da un‘unica linea continua. Una cura minuziosa per i particolari si trovava nei disegni geometrici. Molti erano linee rette lunghe più di otto chilometri, che penetravano inesorabili nel deserto come strade romane, scendendo nei letti secchi di fiumi, scavalcando affioramenti rocciosi, senza mai compiere una deviazione.
Sapevo che sebbene difficile, questo tipo di precisione non è impossibile da spiegare in termini di comune buon senso. Molto più sconcertanti erano invece le figure zoomorfe. Com’era stato possibile realizzarle con una tale precisione se gli autori non potevano controllare i progressi della loro opera osservandola da una giusta prospettiva dall’alto? Nessuno dei disegni è abbastanza limitato da poter essere visto da terra, dove sembrano tutti nient’altro che una serie di solchi informi nel deserto. Rivelano la loro vera forma solo quando li si osserva da diverse centinaia di metri di altezza e nelle vicinanze non c’era alcun rilievo che fornisca un buon punto d’osservazione.
“Andale Carlos vamos arriba!” Esclamò Santa improvvisamente.
Il pilota fece salire il piccolo aereo, il suo taxi con le ali, fino a duecento piedi.
“Adesso proviamo la vista da diverse altezze” mi disse Santha sporgendosi con la telecamera per inquadrare il tutto.
A circa duecento piedi da terra il ragno amazzonico, sembra pronto ad alzarsi e afferrarci tra le sue fauci.
“Arriba Carlos!”
A cinquecento piedi riusciamo a vedere diverse figure contemporaneamente: un cane, un albero, uno strano paio di mani, il condor e alcuni triangoli e trapezi.
“Mas Alto!”
“Vamos a veer se esto taxi sube!” Esclamò il pilota eccitato tirando la cloche.
A quota millecinquecento piedi, tutto il cessna tremava, cercai di non pensarci e guardai di sotto. Solo allora mi resi conto che le figure zoomorfe, finora predominanti, sembravano semplicemente tanti elementi sparsi, circondati da uno stupefacente scarabocchio di enormi forme geometriche. Più che piste di atterraggio adesso queste forme sembravano sentieri tracciati da giganti, sentieri intersecanti l’altipiano in una sconcertante varietà di forme, angoli e grandezze.
Mentre la terra continuava ad allontanarsi e la prospettiva sempre più ampia sulle linee permetteva una vista globale, cominciai a chiedermi se in fondo quei segni e graffi cuneiformi sparsi là sotto non erano governati da un sistema.
Santha per l’ennesima volta cominciò a parlare proprio di quello a cui stavo pensando.
“Secondo me... i disegni geometrici sono una scrittura cifrata in cui le stesse parole a volte sono scritte con segni enormi, altre volte minuscoli. Ci sono combinazioni di linee che appaiono in una grande varietà di categorie di grandezza ma al contempo sono simili. Tutti i disegni sono composti da un certo numero di elementi base…”
Mentre il cessna sobbalzava alzandosi di quota, la studiosa per nulla preoccupata continuò.
“E non è un caso che le linee nazca siano state individuate solo nel ventesimo secolo, dopo l’inizio dell’era del volo. Alla fine del sedicesimo secolo, un magistrato spagnolo, Luis de Monzon fu il primo viaggiatore a riportare testimonianze oculari riguardanti questi misteriosi "segni del deserto" e a raccogliere le strane tradizioni locali che li collegavano ai Viracochas. Comunque, prima degli anni Trenta, quando le linee aeree commerciali cominciarono a operare con regolarità tra Lima e Arequipa, a quanto pare nessuno sapeva che la più grande opera di arte grafica del mondo si trovava qui, nel Perù meridionale. Fu lo sviluppo dell’aviazione a farla conoscere, dando ad uomini e donne la capacità divina di levarsi in cielo e vedere cose belle e sconcertanti che fino a quel momento erano rimaste invisibili e sconosciute.
“E se fossero dei segnali?” Domandai. Santha si voltò di scatto nella mia direzione. I suoi occhi neri sembravano bruciare di una luce sinistra. Rimase in silenzio. Ed allora continuai:
“Dei segnali tipo: qui ci sono questi animali, questi insetti, eccetera eccetera. Non so, come una sorta di etichetta gigantesca per comunicare da chi è popolato questo pianeta?”
Santha tornò a guardare verso il finestrino e senza dire una parola riprese a filmare.
Carlos scese di quota e descrisse con il cessna un delicato cerchio sopra la figura di scimmia, una grossa scimmia costretta entro un viluppo di forme geometriche.
Non è facile descrivere la sensazione di mistero, quasi ipnotica che questo disegno infonde: è una visione molto complessa, avvincente e lievemente sinistra, in una maniera astratta, indefinita. Il corpo della scimmia è tracciato da un’unica linea continua. E, senza mai essere interrotta, questa stessa linea sale scale, supera piramidi, procede a zigzag, attraversa un labirinto a spirale, la coda, per poi tornare indietro, descrivendo una gran quantità di tornanti. Già, a rappresentarla su un foglio, sarebbe un vero e proprio tour de force tecnico e artistico, ma questo è il deserto di Nazca, dove le cose sono su scala enorme, e la scimmia è lunga almeno centotrenta metri e larga novanta. Quanto sarà stato grande l’uomo disegnato?

Sono sempre stato affascinato dai misteri e dagli enigmi. Sono convinto che spesso le cose non stiano esattamente come sembrano. Che non tutto ci è stato detto, che ci sia qualcosa in più della mera apparenza. Qualcosa che non convenga svelare, qualcosa che dal punto di vista economico non ha valore e che quindi, in questo mondo, non conti. Ma non c’è un altro punto di vista?
Hanno un valore queste visioni e le elucubrazioni e le teorie ad esse conseguenti?
Dal punto di vista economico, certamente no. Ma dal punto di vista psicologico chi le persegue ne ricava un momentaneo distacco dalla realtà del mondo in cui viviamo, e allora lasciamoci affascinare dai misteri e dagli enigmi, finché questi non verranno svelati e non diventeranno realtà…
Xavier


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazca
MessaggioInviato: dom ott 25, 2009 11:28 am 
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Iscritto il: sab ott 17, 2009 6:43 pm
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Località: Helsinky...stoccolma....oslo? su per la insomma
Devo essere sincero; stavo per mollarlo a metà, perchè essendo appassionao di archeologia conoscevo gia piuttosto bene le linee di nazca e mi iniziava a sembrare un palloso resoconto di come sono fatte, delle ipotesi che le riguardano e così via...poi però mi sono accorto che il racconto è comunque piacievole...anzi, più che un racconto sembra una bella pagina di un diaio di viaggio che ti catapulta nelle sensazioni del viaggiatore/narratore; credo che uno scritto come questo risulterà ancora più bello per chi non conoscesse il mistero di Nazca, ma anchio che le ho studiate abbastanza bene, l'ho apprezzato molto...bravo [[23]] [[23]]

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 Oggetto del messaggio: Re: Nazca
MessaggioInviato: dom ott 25, 2009 3:06 pm 
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Iscritto il: sab ott 24, 2009 4:57 pm
Messaggi: 696
l'argomento non mi coinvolge, personalmente credo sia molto di nicchia e di per sè poco vendibile. inoltre lo trovo farraginoso e poco sciolto nel suo svolgersi. l'ho finito per essere sicura di quello che stavo per dire, ma sono franca, non lo avrei comprato. quello che mi intriga in special modo quando compro è la prima parte del testo e in questo caso, non l'ho trovato coinvolgente [[29]]


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazca
MessaggioInviato: dom ott 25, 2009 3:11 pm 
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Iscritto il: sab ott 17, 2009 6:43 pm
Messaggi: 377
Località: Helsinky...stoccolma....oslo? su per la insomma
eh eh eh eh eh eh eh eh eh eh eh eh!!!! noi pochi amanti dell'archeologia siamo unaspecie in estinzione...... [[4]] [[4]] [[4]]

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 Oggetto del messaggio: Re: Nazca
MessaggioInviato: dom ott 25, 2009 3:48 pm 
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Iscritto il: sab ott 10, 2009 10:21 am
Messaggi: 125
Mmh...argomento interessante ma non mi ha coinvolta. L'ho trovato lento. X__X


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazca
MessaggioInviato: dom ott 25, 2009 7:09 pm 
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Iscritto il: gio mag 28, 2009 9:36 am
Messaggi: 442
Idem come sopra.
Più adatto a 'National Geographic Magazine'.


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazca
MessaggioInviato: lun ott 26, 2009 9:54 am 
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Iscritto il: mer ott 14, 2009 12:41 pm
Messaggi: 724
Mi accodo.
Trovo "antico" il mobiletto Ikea acquistato tre anni fa.
Limite mio.


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazca
MessaggioInviato: lun ott 26, 2009 10:50 am 
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Minus Quam Scribertuccia

Iscritto il: mar ott 20, 2009 8:44 am
Messaggi: 76
Località: Bologna
in effetti...
è un bel racconto...
per una cerchia ristretta di eletti ;)

Buona scrittura

A


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazca
MessaggioInviato: ven ott 30, 2009 5:44 pm 
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Minus Quam Scribertuccia

Iscritto il: mar ott 27, 2009 9:46 am
Messaggi: 67
vabbè.. i gusti son gusti come diceva spesso il mio gatto leccandosi

(il mio gatto, si chiamava Cortès, alle volte parlava ma solo quando non c'era nulla da dire, se ne usciva con cose sensa senso, tu stavi lì a leggere il National geografic e lo sentivi dire . "preferisco il Barolo al Mirto". ha messo in cinta la mia filippina e pur di non sposarla è scappato via; i misteri della vita)


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazca
MessaggioInviato: ven nov 06, 2009 5:41 pm 
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Aspirante Scribertuccina
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Iscritto il: gio ott 29, 2009 8:35 pm
Messaggi: 320
Sono in minoranza, ma sono daccordo con Edward, mi piace l'archeologia e il racconto mi ha affascinato!!!!


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