Scripta-Volant

Indice Forum    Area Personale: la pagina con tutti gli strumenti che puoi usare all'interno del portale Scripta Volant    Vuoi conoscere l'ambizioso progetto Scripta Volant? Leggi la presentazione dei nostri progetti!    Libreria: archivio dei lavori realizzati ad oggi    I Concorsi: consulta il bando del concorso Volanzine e scopri come partecipare a Radio Volant!    Blog: segui le Rubriche    Wiki Wolant: Consulta o partecipa all'enciclopedia libera per lo Scrittore 


Leggi un incipit a caso

°Ascolta Radio Volant
°Scarica le VolanZine
°Guarda i Video Echoes
°Assistenza

 

| RIEPILOGO CONCORSI LETTERARI  IN SCADENZA | Visita il forum del concorso "SCRIPTAG | Inserisci il tuo nuovo esercizio "PERSONAGGI - Esercizio 1"News dal mondo Letterario

 

 

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]


Regole del forum


In questa sezione puoi inserire i tuoi racconti che superano 3600 battute.
il formato del titolo deve essere:
Titolo - [numero battute]

I racconti brevi potrai inserirli qui:
Racconti Brevi



Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 43 messaggi ]  Vai alla pagina 1, 2, 3, 4, 5  Prossimo
Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: L'uomo del piano di sopra
MessaggioInviato: mar ott 06, 2009 11:34 am 
Non connesso
Minus Quam Scribertuccia

Iscritto il: ven ago 21, 2009 10:03 am
Messaggi: 75
Non è possibile.
Riguardo l’ora: sono le due e quaranta e non la smette.
Ma chi è? Vuoi vedere che la signora Petrelli ha venduto l’appartamento senza dirmelo? Certo che è una bella stronza, non si fa così, prima mi dà le chiavi pregandomi con mille salamelecchi di accogliere gli eventuali possibili acquirenti e di mostrare loro la casa, eccetera eccetera, e ora scopro che lo ha venduto senza farmi neppure uno straccio di telefonata, almeno un “La ringrazio della sua gentilezza e disponibilità, ma ho già trovato chi compra l’appartamento del mio povero ex marito…” No, niente. Certo mi sembra ben strano che una signora così perbene possa comportarsi in questo modo, ma tant’è, non ci si può più meravigliare di nulla al giorno d’oggi. E comunque è un bel maleducato quel tipo, chiunque sia, non può camminare tutta la notte su e giù per le stanze, senza un attimo di tregua, e disturbare così il sonno del suo condomino al piano di sotto, che sarei poi io.

E’ un rumore di tacchi davvero fastidioso, passi pesanti, cadenzati, lenti, pensierosi, di una persona forse oberata da un peso che la opprime, può essere una storia d’amore finita male, o la perdita del lavoro, oppure la morte di una persona cara. Posso capire che un uomo o una donna in queste condizioni non riesca a prendere sonno, ma il rispetto per gli altri deve in ogni caso prevalere. Che cosa succederebbe se anch’io andassi in giro per casa di notte picchiando i tacchi sul pavimento, che cosa direbbero la signora Rosa e suo marito Luigi il giorno dopo alla portinaia? Di certo riceverei almeno una lettera di richiamo dall’amministratore, prima privata, poi pubblica, appesa in bacheca al piano terra, e già mi vedo i capannelli di condomini a leggerla e a commentarla: “Ma guarda, il ragioniere, sembrava una persona così bene educata, e invece…” Chi non starebbe nella pelle è senz’altro la portinaia, quella non aspetta altro che un mio passo falso, perché lo sa che sono stato io, all’assemblea di condominio, a denunciarne la sciatteria e l’approssimazione con cui svolge i suoi compiti. Per dire, mai una volta che controlli chi entra e chi esce, e di questi tempi un comportamento del genere è indice di una pigrizia morale inaccettabile. Poi ci si lamenta dei furti che sempre più spesso vengono perpetrati negli appartamenti. La cosa che mi dà più fastidio è che la portinaia sa bene che io l’ho accusata pubblicamente e formalmente in sede di assemblea, ma fa finta di niente, come se non avessi detto nulla, anzi, quando mi incontra per le scale mi fa un sorriso da qui a là, come se mi prendesse in giro, come se mi volesse far capire che lei sa ma non gliene frega niente, e che continuerà a comportarsi come si è fin qui comportata senza un cenno di pentimento o di volontà di migliorare.

Questi sono tacchi di scarpe da uomo, sì, è sicuramente un uomo. Perché il rumore della scarpe da donna è completamente diverso, l’ho ben presente il ticchettio che facevano sulle scale le scarpe della mia ex moglie Rosanna. Da fidanzati e nei primi tempi del matrimonio abitavamo al quarto piano di un vecchio condominio senza ascensore e, le rare volte che tornavo a casa dal lavoro prima di lei, riuscivo a riconoscere il suo arrivo dal ritmo dei suoi tacchi sui gradini, per me era armonia pura, e la gioia mi sgorgava dal cuore. Beh, almeno così sarebbe stato bello che fosse, e forse all’inizio lo era davvero, ma in ogni caso è durato molto poco, tant’è vero che dopo soltanto un paio d’anni di matrimonio ci siamo separati, ognuno per la propria strada e chi s’è visto s’è visto. Non mi sopportava più, mi ha detto un giorno in uno scatto d’ira, non sopportava la mia pignoleria, il mio senso maniacale dell’ordine, la mia mancanza di personalità, così diceva, diceva che ero come il protagonista di un film di quel regista ebreo americano, quel tizio che diventava uguale alle persone con cui veniva a contatto, ché poi, ordine! Era lei che era un’anarchica! Metteva i libri verticali, orizzontali e obliqui, tutti insieme, un’offesa agli occhi, dio santo, e io non resistevo alla necessità di mettere a posto le cose, nel loro ordine naturale. Ed è anche per questo che mi infastidisce il rumore dei tacchi del condomino di sopra, perché non è nell’ordine naturale delle cose che in uno stabile civile come il nostro di notte si cammini avanti e indietro. Prendo la scopa e comincio a picchiare il manico sul soffitto, prima delicatamente, poi sempre più forte. Il rumore di tacchi per un attimo scompare, poi riprende imperterrito. Toc, toc, toc… Domani però mi sente, quello, prima di andare a lavorare vado su e gliene dico quattro, a quel maleducato, gli insegno io come ci si deve comportare, e se non lo capisce con le buone preparo una lettera formale da far sottoscrivere a tutti i condomini, e se non basta chiedo l’intervento dell’amministratore, la gente di giorno lavora e di notte deve poter riposare, dio santo.

Sono le sette, e come ogni mattina la sveglia mi ricorda che è ora di muoversi. Mi ero assopito, ma alle otto e mezza devo essere al lavoro, quindi sonno o non sonno devo sbrigarmi, sono il capo dell’ufficio contabilità di un’azienda, e considerando l’importanza del mio ruolo devo necessariamente essere presente prima dell’arrivo dei miei collaboratori, in modo da dare l’esempio, ché se arrivassi in ritardo si sentirebbero tutti in diritto di far tardi anche loro, e questo non sarebbe accettabile in un’organizzazione ordinata come quella che ho instaurato nel mio ufficio. Nonostante questo però un deciso rimprovero alla persona che mi ha tormentato tutta la notte glielo devo assolutamente rivolgere, e infatti alle sette e mezza sono davanti alla porta dell’appartamento di sopra e suono ripetutamente il campanello. Nessuno però mi viene ad aprire. Evidentemente è uscito prima di me, forse lavora lontano da qui e dovrà quindi alzarsi molto presto, e adesso che ci penso, alle sette, quando mi sono svegliato, dal piano di sopra non sentivo provenire alcun rumore, e questo è segno certo che chiunque ci fosse non c’era già più. Comunque stasera tornerò all’attacco, e intanto mentre scendo chiedo alla portinaia chi è quel nuovo condomino che si è installato nell’appartamento sopra il mio e che disturba in quella maniera incivile il sonno delle persone che lavorano.

- Ma no, ragioniere, guardi che non c’è nessuno in quell’appartamento. La sa bene che è vuoto da quando è morto il povero signor Petrelli, pace all’anima sua, una persona così gentile che quando veniva a ritirare una raccomandata mi chiedeva sempre dei miei figli e di come stavo di salute, non ce ne sono più persone come lui, e non capisco proprio come mai la moglie se ne sia andata, comunque non sono fatti che mi riguardano, anche se tutti sanno che quella cosiddetta signora… ma non mi faccia parlare, ragioniere, ché direi cose che una persona perbene non dovrebbe nemmeno pensare.
- Ma guardi signora che si sbaglia, c’è qualcuno di sopra, ne sono sicuro, mi ha tenuto sveglio tutta la notte passeggiando avanti e indietro come un’anima in pena!
- Non so che dirle, ragioniere, per quanto ne so io non c’è nessuno in quell’appartamento, sono al lavoro dalle sei di stamattina, anche se qualcuno pensa che io non faccia nulla o che trascuri i miei doveri, e non ho visto nessun estraneo entrare o uscire dal portone, e le assicuro che io controllo attentamente chi va e chi viene, caro ragioniere… Non è che ha avuto degli incubi? Succede, sa, magari ha mangiato pesante, e in quei casi uno si figura chissà che cosa, non dico che lei se lo inventi, ma a volte uno in buona fede prende per vero quello che è soltanto frutto della sua immaginazione…
Cerco di non far caso al risolino con cui quella megera accompagna le sue parole, tanto io sono certo di quello che dico, e questa sera glielo dimostrerò che io non mi invento proprio un bel nulla. Che sfacciata! Ma pensi a tenere in ordine il palazzo invece di spettegolare tutto il santo giorno.

Un’altra notte insonne. Non è possibile, santo iddio.
Questa sera, appena rientrato, mi sono subito precipitato al piano superiore, ho suonato e suonato il campanello, ma all’interno dell’appartamento non c’era alcun segno di vita. Allora ho telefonato alla signora Petrelli per chiederle conto di quel disturbatore della quiete pubblica, ma mi ha risposto il nastro registrato della segreteria telefonica. Ho lasciato un messaggio un po’ concitato, anche se non è nel mio carattere alzare la voce, concludendolo con la secca richiesta di venire a riprendersi le chiavi dal momento che non aveva avuto nemmeno il buon gusto di informarmi sulla vendita dell’appartamento.
E puntualmente, alle due e quaranta, un rumore di passi ancora più fastidioso della sera precedente riprende a tormentarmi. Mi piacerebbe scendere a svegliare la portinaia, e magari anche qualche condomino come testimone, per dimostrarle che non sono un visionario, che non mi invento le cose, che so bene quello che dico. Ma sono troppo educato per compiere un’azione così estrema, quindi ancora una volta mi armo di pazienza, ben deciso però, il giorno dopo, a far valere le mie ragioni.

Come mi aspettavo, anche oggi, benché siano soltanto le sette di mattina, non ricevo risposta alle mie scampanellate. E’ allora che perdo le staffe, e mi metto a gridare:
- Lo so che c’è qualcuno in casa! Mi risponda! Sono due notti che non mi lascia dormire, non si fa così, lei un grande maleducato, sa?
Alcune porte si aprono, e visi ancora assonnati si affacciano sulla tromba delle scale per vedere chi è quel pazzo che si lascia andare a chiassate di quel genere, all’ora in cui tutti si preparano faticosamente ad affrontare la giornata, chi con un buon caffè chi senza nemmeno quello.
- Che succede? Chi è che fa questi schiamazzi?
- Sono io, il ragionier Formica, sono due notti che il nuovo condomino del piano sopra al mio non mi fa dormire, io lavoro, come tutti voi, e se non mi si consente di riposare mi dite come posso far fronte alle mie responsabilità professionali?
- Ma ragioniere, quell’appartamento è vuoto, non c’è nessuno, lo sa anche lei.
- E’ quello che pensavo anch’io, provate però a venire la notte a casa mia, e vi convincerete del contrario.
- Non crederà ai fantasmi, ragioniere, andiamo…
- Certo che no, anche se qualcuno ieri mattina mi ha già dato del visionario. So ben quel che dico.
Nessuno replica, ma io me ne accorgo che stanno scrollando il capo mentre rientrano increduli nelle loro abitazioni, a completare i propri riti mattutini.

E’ inconcepibile. Io, il ragionier Formica, sto diventando lo zimbello di tutto il palazzo. E poco fa, quando sono passato davanti alla portinaia, quella strega mi ha guardato senza dire niente, con un sorriso beffardo sul viso, e con quegli occhi da gufo che esprimevano compatimento e soddisfazione al tempo stesso. Glielo faccio vedere io, se sono impazzito, a tutti glielo faccio vedere. Ho le chiavi dell’appartamento, no? E se quel tipo non mi apre entrerò lo stesso, e voglio vedere se avrà qualcosa da ridire quando mi si troverà davanti ben determinato a difendere i miei diritti. Ma con chi crede di avere a che fare, quel mascalzone?

Sono le sette di sera e ancora una volta l’appartamento di sopra rimane muto alle mie richieste. Ho avuto una giornata molto faticosa, il saldo dare-avere di cassa presentava un errore di due euro e mezzo e non riuscivo a comprenderne l’origine, finché, dopo quattro ore di ricerche, ho scoperto che non era stata registrata la ricevuta del parcheggio di un dipendente che era andato in banca a fare un versamento. Se l’era dimenticata in tasca, così mio malgrado sono stato costretto a comminargli una multa e a minacciarlo di una lettera di richiamo se quel grave episodio si fosse in seguito ripetuto. A me, da un certo punto di vista, dispiace dimostrarmi così rigoroso con i dipendenti, ma è necessario per salvaguardare il bene dell’azienda, nei confronti della quale abbiamo, tutti noi, dei doveri imprescindibili. E’ anche per questo, per il senso di dovere civico che mi contraddistingue, che, nonostante i dubbi e gli scrupoli che mi hanno attanagliato per tutto il giorno una volta smaltita la rabbia di stamattina, mi faccio animo e decido in ogni caso di entrare nell’appartamento: la signora Petrelli, in fondo, mi ha affidato le chiavi, sono quindi responsabile di quanto vi succede all’interno, e poiché nessuno mi ha avvertito della vendita e della presenza di un nuovo condomino, non sto per violare alcun domicilio privato, anzi, ufficialmente il mio scopo è quello di controllare che tutto sia a posto. E se vi troverò dentro qualcuno, magari in vestaglia e in pantofole seduto sulla poltrona del defunto signor Petrelli a fumarsi un sigaro o a leggere il giornale, beh, gli dirò con le buone che non ci si comporta in quel modo, e che non intendo procedere con una denuncia di disturbo della quiete pubblica prima di aver cercato di risolvere, pacificamente e civilmente, l’incresciosa situazione che si è venuta a creare. Certo, nel caso in cui lui insistesse con il suo inaccettabile comportamento, non mi resterebbe altra soluzione, questo lo dovrà capire.

Con mia grande sorpresa, l’appartamento del defunto signor Petrelli non presenta alcun segno di presenza umana. I mobili, i quadri, le fotografie nelle loro cornici d’argento, i tappeti, nessun cambiamento, nulla di nulla. Ho aperto le finestre e mi sono reso conto che ogni cosa è disposta esattamente come nel giorno in cui la signora Petrelli mi ha condotto nell’abitazione del suo defunto ex marito per mostrarmi la disposizione delle stanze, gli accessori e le rifiniture, in modo che io fossi in grado di magnificarne la raffinatezza a qualche eventuale possibile acquirente. Solo un lieve accenno di polvere dà agli oggetti e ai ripiani un aspetto quasi evanescente, accentuato dalla luce radente che il sole ormai al tramonto fa penetrare all’interno delle stanze. Non è possibile, non ha senso. Io so, lo so per certo che nelle due notti precedenti qualcuno ha passeggiato su questo pavimento. E infatti ecco! Ecco le impronte quasi invisibili di un paio di scarpe che hanno camminato sulla polvere, sono dappertutto, in cucina, in sala da pranzo, in camera da letto, in bagno, ovunque, dunque non sognavo! ecco le prove di una presenza umana qua dentro. Mi sentiranno domani i signori condomini, che questa mattina mi hanno preso per uno stupido, scusa dovranno chiedermi, e non sono nemmeno certo che le accetterò subito, le loro scuse, dovranno dimostrarsi contriti, soprattutto quell’arpia della portinaia, e allora vedremo il da farsi.

Soddisfatto dei risultati della mia incursione, mi fermo un po’ a curiosare nell’appartamento, ad ammirare il tavolo di vetro, il cassettone antico, i quadri alle pareti. A un tratto però c’è qualcos’altro che attira la mia attenzione. E’ la foto incorniciata del defunto signor Petrelli su un ripiano della libreria. La osservo incuriosito perché non avevo mai notato, quand’era in vita, la nostra somiglianza. Forse perché io ho i baffi e lui no, insomma, mi sembrava molto diverso da me. No, in effetti non ci somigliamo. La sua pettinatura un po’ frusciante e vaporosa, quegli occhi sorridenti, l’espressione disimpegnata, divertita, come se non sentisse su di sé il peso delle responsabilità, come se il mondo non fosse quell’arena da combattimento che io devo sperimentare tutti i giorni, a partire dal momento in cui scendo le scale fino a quando faccio ritorno nel mio appartamento. Mi vien quasi da ridere, se su di me il riso non sembrasse più una smorfia che un atto liberatorio. Però… chissà come sarei se assumessi anch’io quell’atteggiamento un po’ sfrontato di cui soltanto adesso, guardando la fotografia, ho consapevolezza. Non l’ho mai visto veramente, il signor Petrelli, se non in casuali incontri sulle scale, buongiorno e buonasera, non ho mai avuto modo di studiarlo, di comprenderne i modelli di vita. Improvvisamente afferro la fotografia e vado in bagno, a guardarmi nello specchio, a guardarci, anzi, per l’esattezza. No. Siamo davvero diversi. D’altronde io ho…

Ma come è possibile? Io HO i baffi, li ho sempre avuti fin da giovane, un paio di baffi appuntiti che mantengo con cura tutti i giorni. Com’è che non li ho più? QUANDO me li sono tagliati, se solo qualche giorno fa li ho ripassati con la tintura per nascondere i fili bianchi che stavano facendo la loro apparizione colmandomi di sgomento? Mi mancano le forze, devo appoggiarmi al lavandino per non cadere. Non ricordo affatto di essermeli tagliati, i baffi. Torno a guardare la fotografia, poi lo specchio. I capelli… I capelli no, sono i miei, neri, lisci e lucidi, con la riga in mezzo. Che strana sensazione. Un brivido mi corre lungo la schiena, non mi riconosco quasi più senza baffi, mi sento a disagio, e poi me ne devo andare, non mi ricordo più quale scusa ho inventato per giustificare la mia presenza lì, nell’appartamento di un estraneo, nel caso il proprietario facesse il suo ingresso da un momento all’altro. No, anzi, non è disagio, è quasi un senso di paura, un formicolio sulla punta delle dita, il cuore che mi batte sempre più in fretta. Devo uscire, ora, subito.

L’ho fatto. Dopo cena non ho resistito e l’ho fatto. Mi sono lavato i capelli e ho cercato di pettinarli come quelli che ho visto nella foto. Ho lavorato di fon per dare loro corpo, li ho arruffati a dovere, ed eccomi qui. Senza baffi e con i capelli come i suoi. Già. Per gli occhi e per il sorriso ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma impegnandomi ed esercitandomi chissà che non ci riesca. Mi piaceva, il signor Petrelli, adesso certi ricordi stanno riaffiorando, non ci avevo mai fatto veramente caso ma quando mi incontrava mi sorrideva, come se fossimo amici. Eravamo coetanei, in fondo, e da lontano, ora che ci penso, potevamo anche essere confusi. A parte i baffi e la capigliatura, ovviamente. E anche lui con una moglie balorda, che l’ha lasciato, esattamente come la mia. Chissà se è tornato, il nuovo condomino. Chissà che tipo è.

Sono davanti alla porta. Dall’interno non giunge alcun rumore, nulla di nulla. Con mano sicura inserisco la chiave nella serratura e apro la porta. E’ buio, ma conosco perfettamente la disposizione delle stanze e dei mobili. Accendo la luce e mi siedo in poltrona. Sfioro il tavolino davanti a me guardandomi attorno. Si sta bene, qui, atmosfera solenne ed elegante, una libreria piena di volumi che tutto a un tratto mi piacerebbe mettermi a leggere. Mi sembra quasi di averci già passato del tempo, qua dentro, ciò che mi circonda ha un aspetto familiare, anche se so bene che è impossibile, non ci sono mai stato se non quei dieci minuti quando la signora Petrelli mi ha affidato le chiavi. Sorrido, e ho la sensazione che anche questo semplice gesto mi stia venendo bene. Mi alzo dalla poltrona e mi dirigo in camera da letto, e alla fioca luce che filtra dal soggiorno mi accorgo che c’è solo il materasso nudo, impolverato, privo di coperte e di lenzuola. Con un moto di stizza mi chiedo come mai la donna delle pulizie quel giorno non mi abbia ancora allestito il letto come si deve. Mi sa che domani la dovrò rimproverare. Ma forse, chissà, sarà stata trattenuta da qualche imprevisto, il bambino ammalato o l’anziana madre che aveva bisogno di lei. Mi avvicino all’armadio e mi guardo allo specchio dell’anta. Già, devo cambiarmi d’abito, è da stamattina che ho addosso quella camicia, quella giacca e quei pantaloni stazzonati. Senza alcuna esitazione estraggo gli indumenti puliti dalla cassettiera e un vestito fragrante e ben stirato dall’armadio, e mi cambio. Ecco, adesso va bene. Adesso sì che sono io. E, cullandomi nelle perfetta percezione di me, comincio a camminare per l’appartamento, e pazienza se lascio delle impronte sulla polvere, domani ci penserà la donna a farle sparire e a mettere tutto in ordine. I miei passi risuonano pesanti nelle stanze, sono già le due e quaranta, ma, immerso nella profondità delle mie visioni, non sento più alcuna stanchezza.


Ultima modifica di voyager il dom ott 11, 2009 10:59 am, modificato 5 volte in totale.

Top
 Profilo  
 

 CONDIVIDI IL POST CON I TUOI AMICI!

ShareThis
 Oggetto del messaggio: Re: L'uomo del piano di spra
MessaggioInviato: mar ott 06, 2009 3:45 pm 
Non connesso
Minus Quam Scribertuccia

Iscritto il: ven ago 21, 2009 10:03 am
Messaggi: 75
Ho corretto il titolo, mi era scappata una "o"...


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: L'uomo del piano di sopra
MessaggioInviato: sab ott 10, 2009 1:21 pm 
Non connesso
Minus Quam Scribertuccia

Iscritto il: mer set 23, 2009 1:02 pm
Messaggi: 42
Bello questo racconto! Hai calamitato la mia attenzione dall'inizio alla fine. Da un certo punto in poi si intuisce come andrà a finire ma questo non toglie nulla alla bellezza del finale. L'ho apprezzato molto. [[23]]

Per perfezionarlo potresti eliminare qualche piccolo refuso che ti è sfuggito e le d eufoniche [[75]]


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: L'uomo del piano di sopra
MessaggioInviato: sab ott 10, 2009 1:57 pm 
Non connesso
Aspirante Scribertuccina
Aspirante Scribertuccina
Avatar utente

Iscritto il: sab mag 02, 2009 7:58 am
Messaggi: 282
Concordo pienamente con miriam. Avvincente fino all'ultimo.

_________________
Se dovessi scegliere su chi fidarmi tra un onesto e un bugiardo, sceglierei un bugiardo perché tra i due è l'unico che saprebbe custodire i miei segreti.


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: L'uomo del piano di sopra
MessaggioInviato: sab ott 10, 2009 2:02 pm 
Non connesso
Aspirante Scribertuccina
Aspirante Scribertuccina

Iscritto il: gio mag 28, 2009 9:36 am
Messaggi: 442
Mi è piaciuto. Tanto.
Me lo sono letto tutto d'un fiato.
Sono d'accordo con quello che ha già detto Miriam.
Bravo!


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: L'uomo del piano di sopra
MessaggioInviato: sab ott 10, 2009 4:04 pm 
Non connesso
Minus Quam Scribertuccia

Iscritto il: ven ago 21, 2009 10:03 am
Messaggi: 75
Grazie davvero, carissimi!
Una domanda a Miriam: non sono riuscito a trovare i refusi e le d eufoniche... Mi aiuti per cortesia? Grazie, un abbraccio a tutti.


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: L'uomo del piano di sopra
MessaggioInviato: sab ott 10, 2009 4:22 pm 
Non connesso
Minus Quam Scribertuccia

Iscritto il: mer set 23, 2009 1:02 pm
Messaggi: 42
Lo faccio molto volentieri.
Concedimi un po' di tempo per rileggere con calma e ti indico tutto con precisione [[90]]


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: L'uomo del piano di sopra
MessaggioInviato: dom ott 11, 2009 8:59 am 
Non connesso
Minus Quam Scribertuccia

Iscritto il: mer set 23, 2009 1:02 pm
Messaggi: 42
voyager ha scritto:

ordine! era lei che era un’anarchica! (dopo il punto esclamativo ci vorrebbe la maiuscola)
Nonostante questo però un deciso rimprovero alla persona che mi ha tormentato tutta la notte glielo (lo) devo assolutamente rivolgere
nell’appartamento sopra il (al) mio

- Non so che dirle, ragioniere, per quanto ne so io non c’è nessuno in quell’appartamento, io sono al lavoro dalle sei di stamattina, anche se qualcuno pensa che io (meglio toglierlo è una ripetizione)non faccia nulla

ho scoperto che non era stato registrata (stata)

dunque non sognavo! ecco le prove (minuscola)

solo qualche giorno fa li ho ripassati con un filo di tintura per nascondere i fili bianchi (questa ripetizione si potrebbe evitare)


le d eufoniche non ci sono più, forse avevo visto male [[7]] o forse hai già provveduto a sistemarle [[90]]


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: L'uomo del piano di sopra
MessaggioInviato: dom ott 11, 2009 9:21 am 
Non connesso
Aspirante Scribertuccina
Aspirante Scribertuccina

Iscritto il: lun mag 25, 2009 4:33 pm
Messaggi: 275
Decisamente un bel racconto. Idea originale, portata avanti con convinzione e ottimi mezzi espressivi. Bravo davvero.
Pier

_________________
Il marinaio spiegò le vele al vento... ma il vento non capì. (Anonimo)


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: L'uomo del piano di sopra
MessaggioInviato: dom ott 11, 2009 10:39 am 
Non connesso
Aspirante Scribertuccina
Aspirante Scribertuccina
Avatar utente

Iscritto il: sab ott 10, 2009 10:21 am
Messaggi: 125
Un bel racconto, narrato bene e originale. Complimenti all'autore!


Top
 Profilo  
 
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 43 messaggi ]  Vai alla pagina 1, 2, 3, 4, 5  Prossimo

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 0 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi inviare allegati

Cerca per:
Vai a:  
cron

Powered by phpBB © 2000, 2002, 2005, 2007 phpBB Group
Traduzione Italiana phpBB.it