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-Corso di scrittura a Palermo-Nientetrucchi: due anni di percorso sulla narrativa d'invenzione 

Dadaismo
In Corso Delirio
Scritto da Sym   
Giovedì 11 Giugno 2009 20:19

 

 

 

“Mi sono sforzato di contraddire me stesso, per evitare di fossilizzare il mio gusto” 

( MARCEL DUCHAMP)

 “ La nostra testa è rotonda, perché così il pensiero può cambiare direzione” 

(FRANCIS PICABIA)
  
 
Manifesto del dadaismo

Si tratta di un testo che oscilla tra la volontà di spiegare lo spirato e il programma del movimento dadaista e la diretta manifestazione di questo sparito, che trova i suoi punti di forza nella distruzione delle convenzioni e dei modelli; nella provocazione, nel paradosso e nel nonsense.

Anti-artistico, antiletterario, antipoetico è dunque Dada. La sua volontà di distruzione ha un bersaglio preciso, che è in parte lo stesso bersaglio dell'espressionismo; ma i suoi mezzi sono ben più radicali. Dada è contro la bellezza eterna, contro l'eternità dei principi, contro le leggi della logica, contro l'immobilità del pensiero, contro la purezza dei concetti astratti, contro l'universale in genere. Esso è invece per la sfrenata libertà dell'individuo, per la spontaneità, per ciò che è immediato, attuale, aleatorio, per la cronaca contro l'atemporalità, per ciò che è spurio contro ciò che è puro, per la contraddizione, per il no dove gli altri dicono sì e per il sì dove gli altri dicono no, è per l'anarchia contro l'ordine, per l'imperfezione contro la perfezione. Quindi, nel suo rigore negativo è anche contro il modernismo, contro cioè l'espressionismo, il cubismo, il futurismo, l'astrattismo, reputandoli in ultima analisi dei surrogati di quanto è andato o sta per andare distrutto, cioè dei nuovi punti di cristallizzazione dello spirito, il quale mai deve essere imprigionato nella camicia di forza di una regola, sia pure nuova e diversa, ma sempre dev'essere libero, disponibile, sciolto nel continuo movimento di se stesso, nella continua invenzione della propria esistenza. Nessuna schiavitù, neppure la schiavitù di Dada su Dada. In ogni momento, per vivere, Dada deve distruggere Dada. Non esiste una libertà fissata per sempre, ma un incessante dinamismo della libertà, in cui essa vive negando continuamente se stessa. Il dadaismo è quindi non tanto una tendenza artistico-letteraria, quanto una particolare disposizione dello spirito, è l'atto estremo dell'antidogmatismo, che si serve di qualsiasi mezzo per condurre la sua battaglia. Il gesto quindi più che l'opera interessa Dada; e il gesto può essere compiuto in qualsiasi direzione del costume, della politica, dell'arte, dei rapporti. Una sola cosa importa: che tale gesto sia sempre una provocazione contro il cosiddetto buon senso, contro la morale, contro le regole, contro la legge; quindi lo scandalo è lo strumento preferito dai dadaisti per esprimersi.

Da questo punto di vista il dadaismo va anche oltre il significato o la semplice nozione di movimento per diventare un modo di vita. Il senso della sua aspra polemica contro l'Arte e la Letteratura con la maiuscola dev'essere visto proprio nel fatto che in esse, ipocritamente tese a cogliere i "valori eterni dello spirito", la vita era stata abolita, segregata. Dada era invece il desiderio acuto di trasformare in azione la poesia. Era insomma il tentativo più esasperato di saldare la frattura tra arte e vita, di cui Van Gogh e Rimbaud avevano dato il primo drammatico annuncio. Molti elementi posticci ed esteriori si mescolarono al dadaismo sin da principio, ma non c'è dubbio che tale è il suo significato più vero.
 
 
DADAISMO
 
Il nome "dada", usato senza significato preciso, fu dato a un movimento "anti-artistico" internazionale attivo dal 1915 al 1922. Il centro principale di attività fu il Cabaret Voltaire di Zurigo, dove poeti, pittori, scrittori e musicisti con interessi simili si radunavano per partecipare ad attività sperimentali quali poesia astratta, rumore-musica, pittura automatica. Il dada rappresentò una violenta reazione all'altezzoso tradizionalismo dell'arte costituita: i suoi membri erano pronti a usare ogni mezzo nei limiti della loro immaginazione per stupire la borghesia. Tipico prodotto dada è il ready-made, un prodotto ordinario tolto dall'oggetto originario e messo in mostra come opera d'arte. Il movimento dada, con il suo culto per l'irrazionalità, preparò il terreno per l'avvento del surrealismo negli anni Venti.
 
I protagonisti principali del movimento sono il poeta Tristan Tzara, il pittore Janco (entrambi rumeni), lo scultore e pittore Arp, alsaziano, lo scrittore e filosofo Hugo Ball, tedesco, i francesi Picabia e Duchamp che entrano a far parte del gruppo zurighese nel 1918 quando viene pubblicato il manifesto programmatico del dadaismo. Al Cabaret Voltaire alcuni di questi artisti sono protagonisti di serate dedicate all'arte russa e francese, a canzoni, danze, poemi simultanei, musiche negre. Tra le avanguardie storiche del primo Novecento il dadaismo è quello che a più breve vita, però il suo grande valore è quello di aver scardinato con la provocazione norme e valori tradizionali e aver preparato il terreno per altre esperienze, quali per esempio il surrealismo. E' infatti dal gruppo, Breton, Eluard, Aragon, che gravitava intorno la rivista Littèrature e che aveva collaborato con Tzara, nasce il Surrealismo. Da questo momento in poi l'esperienza dadaista si può ritenere conclusa.
 
I "canoni" del dadaismo sono:
1) L'importanza data al gioco, alla combinazione casuale, di parole e oggetti, al non senso (pare che il nome dada fu scelto per caso infilando un taglia carta in un dizionario tedesco-francese e prendendo la prima parola della pagina "dada", il quale significa un balbettio infantile senza senso che serve ad indicare qualsiasi oggetto). La conseguenza è una svalutazione dell'attività artistica.
 
2) I dadaisti cercano di portare alla luce la contraddizione dell'arte all'interno della società capitalistica (il processo di mercificazione cui l'arte è sottoposta).Gli atti provocatori di Duchamp che presenta la merce come un opera d'arte (esempi sono il "Portabottiglie" del 1915 o "La Ruota di bicicletta" esposta in una mostra d'arte nel 1913) o presenta il gratuito e il non senso come attività artistica (Duchamp dipinge dei baffi sulla Gioconda e firma il quadro come opera sua e Picabia tenta di legare una scimmia viva dentro una cornice vuota e poi esporla in una mostra collettiva), sono un esempio lampante della poetica dadaista. In una pagina dello scrittore Mario de Micheli è spiegato chiaramente il valore storico-culturale e politico della poetica dadaista.
Cos'è Dada?
Secondo i dadaisti stessi, il dadaismo non era arte, era anti-arte.
Ha infatti tentato di combattere l'arte con l'arte.
Per ogni cosa che l'arte sostenesse, Dada rappresentava l'opposto.
Se l'arte prestava attenzione all'estetica,
Dada ignorava l'estetica;
se l'arte doveva lanciare un messaggio implicito attraverso le opere,
Dada tentava di non avere alcun messaggio,
 infatti l'interpretazione di Dada dipende interamente dal singolo individuo;
se l'arte voleva richiamare sentimenti positivi,
Dada offendeva.
Attraverso questo rifiuto della cultura e dell'estetica tradizionali i dadaisti speravano di distruggere se stessa, ma, ironicamente. 
Tristan Tzara afferma:

 
« Dio e il mio spazzolino sono Dada, e anche i newyorkesi possono essere Dada, se non lo sono già. »

Un critico del American Art News ha asserito a riguardo che:

 
« la filosofia Dada è la cosa più malata, più paralizzante e più distruttiva che sia stata pensata dal cervello umano. »

Gli stessi dadaisti hanno descritto Dada come:

 
« un fenomeno che scoppia nella metà della crisi morale ed economica del dopoguerra, un salvatore, un mostro che avrebbe sparso spazzatura sul suo cammino. Un sistematico lavoro di distruzione e demoralizzazione... che alla fine non è diventato che un atto sacrilego. »

La ragione e la logica avevano lasciato alla gente gli orrori della guerra, e l'unica via di salvezza era il rifiuto della logica per abbracciare l'anarchia e l'irrazionale. Comunque, tutto ciò può essere inteso come lato logico dell'anarchia e il rifiuto dei valori e dell'ordine. La distruzione sistematica dei valori, non è quindi irrazionale, se si pensa che debba essere messa in atto[1].
Perché Dada?

 
« Dada non significa nulla. »
 
(Manifesto Dada del 1918, di Tristan Tzara)

L'origine della parola Dada non è chiara; esistono varie interpretazioni e vari fatti collegati con la scelta del nome. Molti credono che il termine sia un nonsense; altri sostengono che risalga all'uso frequente della parola da ( in rumeno) da parte degli artisti rumeni Tristan Tzara e Marcel Jancoma. Altri ancora asseriscono che l'origine del nome sia da ricercare in un gruppo di artisti stabilitisi a Zurigo nel 1916 che, avendo bisogno di un nome per il loro nuovo movimento, scelsero a caso una parola da un dizionario francese-tedesco, che pare sia stato un dizionario Larousse.In ogni caso, volendolo tradurre letteralmente, in russo significa due volte ; in tedesco due volte li; in italiano e francese costituisce una delle prime parole che i bambini pronunciano, e con la quale essi indicano tutto: dal giocattolo alle persone. Va notato che secondo l'ideale Dada, il movimento non si dovrebbe chiamare Dadaismo, dato che venne creato il nome Dada in opposizione a tutti gli -ismi letterari ed artistici. In fondo il dadaismo era una provocazione che ha saputo dimostrare quanto la gente reagisca con strane emozioni ad un'arte cioè ad una provocazione diversa dal solito.
 

 (Tristan Tzara, Per fare una poesia dadaista)
 
« Prendete un giornale. Prendete le forbici.
Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che desiderate per la vostra poesia.
Ritagliate l'articolo.
Ritagliate poi accuratamente ognuna delle parole che compongono l'articolo e mettetele in un sacco.
Agitate delicatamente.
Tirate poi fuori un ritaglio dopo l'altro dispondendoli nell'ordine in cui sono usciti dal sacco.
Copiate scrupolosamente.
La poesia vi somiglierà.
Ed eccovi divenuto uno scrittore infinitamente originale e di squisita sensibilità, benché incompresa dal volgo. »

E adesso tocca a noi… e ricordate che …
 
“ un dadaista è un uomo che ama la vita
nella sua multiforme incommensurabilità,
e che sa e dice : la vita non è solo qua,
ma anche da, da!”
 
Johannes Baader
 
 
Dadaismo nel cinema : David Linch ! 
 
 
 
 

 



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Fini Tocchi Alati   |2009-06-17 11:29:22
Molto interessante!
Leggerò con piacere.
Sym   |2009-10-21 13:54:47
Grazie!
Obrigada!

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