| Il Surrealismo |
| In Corso Delirio | |||||||
| Scritto da Sym | |||||||
| Giovedì 20 Agosto 2009 17:01 | |||||||
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Il Manifesto del Surrealismo ".. La sola parola libertà è tutto ciò che ancora mi esalta. La credo atta ad alimentare, indefinitamente, l'antico fanatismo umano.
Risponde senza dubbio alla mia sola aspirazione legittima.
Tra le tante disgrazie di cui siamo eredi, bisogna riconoscere che ci è lasciata la massima libertà dello spirito.
Sta a noi non farne cattivo uso.
Ridurre l'immaginazione in schiavitù, fosse anche a costo di ciò che viene chiamato sommariamente felicità, è sottrarsi a quel tanto di giustzia suprema che possiamo trovare in fondo a noi stessi. La sola immaginazione mi rende conto di ciò che può essere, e questo basta a togliere un poco il terribile interdetto; basta, anche, perchè io mi abbandoni ad essa senza paura di essere tratto in inganno (come se fosse possibile un inganno maggiore).
Dove comincia a diventare nociva e dove si ferma la sicurezza dello spirito?
Per lo spirito, la possibiltà di errare non è piuttosto la contingenza del bene?
Resta la follia, la follia "da rinchiudere", come è stato detto giustamente.
Questa o l'altra. Ognuno sa infatti che i pazzi devono il loro internamento ad un certo numero di azioni legalmente reprensibili, e che, in mancanza di queste azioni, la loro libertà (quello che si può vedere della loro libertà) non può essere messa in causa. Che essi siano, in qualche misura, vittime della loro immaginazione, sono pronto a concederlo, nel senso che essa li spinge all'inosservanza di certe regole, fuori delle quali il genere si sente leso, come ogni uomo sa a proprie spese.
Ma il profondo distacco che dimostrano nei confronti della nostra critica e persino dei diversi castighi che vengono loro inflitti, lascia supporre che attingano un grande conforto dall'immaginazione, che apprezzino abbastanza il loro delirio per sopportare che sia valido soltanto per loro.
E, in effeti, le allucinazioni, le illusioni, eccetera, sono una fonte non trascurabile di godimenti.
Viviamo ancora sotto il regno della logica: questo, naturalmente, è il punto cui volevo arrivare.
Ma ai giorni nostri, i procedimenti logici non si applicano più se non alla soluzione di problemi di interesse secondario. Il razionalismo assoluto che rimane di moda ci permette di considerare soltanto fatti strettamente connessi alla nostra esperienza. I fini logici, invece, ci sfuggono.
Inutile aggiungere che l'esperienza stessa si è vista assegnare dei limiti. Gira dentro una gabbia dalla quale è sempre più difficile farla uscire. Anch'essa poggia sull'utile immediato, ed è sorvegliata dal buon senso.
In nome della civiltà, sotto pretesto di progresso, si è arrivati a bandire dallo spirito tutto ciò che, a torto o a ragione, può essere tacciato di superstizione, di chimera e a proscrivere qualsiasi modo di ricerca della verità che non sia conforme all'uso.
Si direbbe che si debba a un caso fortuito se di recente è stata riportata alla luce una parte del mondo intellettuale, a mio parere di gran lunga la più importante, di cui si ostentava di non tenere più conto. Bisogna rendere grazie alle scoperte di Freud. In forza di queste scoperte, si delinea finalmente una corrente d'opinione grazie alla quale l'esploratore umano potrà spingere più avanti le proprie investigazioni, sentendosi ormai autorizzato a non considerare soltanto le realtà sommarie.
L'immaginazione è forse sul punto di riconquistare i propri diritti.
L'uomo propone e dispone. Sta soltanto in lui appartenersi interamente, cioè mantenere allo stato anarchico la banda di giorno in giorno più temibile dei suoi desideri.
La poesia glielo insegna.
Essa porta in se il compenso perfetto delle miserie che sopportiamo. Può essere anche un'ordinatrice se soltanto, sotto il colpo di una delusione meno intima, ci lasciamo andare a prenderla sul tragico.
Venga un tempo in cui essa decreti la fine del denaro e spezzi da sola il pane del cielo per la terra! .."
"Trasformare il mondo” ha detto Marx.
“Cambiare la vita” ha detto Rimbaud.
Queste due parole d'ordine sono per noi una sola"
(André Breton).
Surrealismo
Movimento letterario, artistico e culturale d’avanguardia sviluppatosi in Francia nel periodo compreso tra la prima e la seconda guerra mondiale. Definito e teorizzato dal poeta e saggista francese André Breton nel Manifesto surrealista pubblicato a Parigi nel 1924, il surrealismo chiuse l’esperienza delle cosiddette “avanguardie storiche”, che aveva caratterizzato i primi decenni del XX secolo e aveva dato espressione all’insofferenza degli intellettuali nei confronti dei valori, degli ideali e delle contraddizioni borghesi. A differenza delle altre avanguardie novecentesche, però, il surrealismo si pose come sistema compiuto e totale, in grado di dare una spiegazione esaustiva del mondo, e finì per assumere i tratti di una fede religiosa. L’esperienza surrealista, per quanto intensa, fu relativamente breve: con la seconda guerra mondiale il surrealismo, che aveva saputo rappresentare in modo efficace il clima di violenza e terrore che preluse al conflitto, perse la fisionomia di movimento unitario (seppur fin dall’origine aperto a varie interpretazioni tecniche e stilistiche), sopravvivendo tuttavia come tendenza espressiva e mezzo artistico di conoscenza irrazionale in molte scuole e correnti artistiche della seconda metà del Novecento.
Il Surrealismo nella letteratura
Ispiratosi al dada, che enfatizzava il ruolo dell’inconscio nell’attività creativa, sottoponendo a critica radicale ogni aspetto della cultura occidentale, il surrealismo annovera tra i suoi precursori il Conte di Lautréamont, autore degli enigmatici Canti di Maldoror (1869). Nel periodo iniziale il movimento raggruppò le forze più vive della cultura francese: tra gli scrittori che vi aderirono, oltre a Breton, figurano Tristan Tzara, Paul Éluard, Philippe Soupault, Louis Aragon, Robert Desnos, Roger Vitrac, Antonin Artaud. Verso la fine degli anni Venti l’intolleranza sempre più marcata di Breton, divenuto il “gran sacerdote” del movimento, provocò però numerose crisi all’interno del gruppo: nel 1929-30 Artaud, Soupault, Desnos e altri ne furono espulsi per ragioni letterarie; nel 1932 Aragon ne uscì per ragioni politiche.All’origine delle concezioni surrealiste sono le teorie di Freud sull’inconscio: gli esponenti del gruppo concentrarono il loro campo di indagine sulla parte prerazionale o irrazionale dell’uomo, svalutando le potenzialità epistemiche della ragione. Alle teorie derivanti dalla psicoanalisi si accompagna una sfiducia nel reale e un sentimento di angoscia nei confronti del mondo e di una natura non più coerente e ordinata, in quanto sconvolta dalle scoperte della scienza. Il surrealismo si prefigge dunque il compito di attingere il diverso grado, più profondo e più vero, della realtà, identificata con il mondo dell’inconscio umano, con la parte irrazionale e incontrollata dell’uomo dove questa “surrealtà” ha la sua manifestazione più evidente. Il primo principio del surrealismo consiste nell’indicazione di porsi come fine la registrazione, più fedele e accurata possibile, di tutto ciò che è al di qua e al di là della ragione. Breton così definisce il termine surrealismo all’interno del suo Manifesto: “Automatismo psichico puro col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale”.
Gli autori del movimento si rivolgono agli stati ipnotici, al sogno, agli stati di trance, al sonnambulismo, agli automatismi psichici, alla riproduzione degli stati di alienazione mentale, al fine di cogliere nelle fratture della realtà comune il pulsare vivo del pensiero, il formarsi e l’associarsi di immagini, il moto della mente. Con una fede assoluta, tipicamente decadente, nella forza della parola come creazione, i surrealisti considerano la trascrizione della “surrealtà” psichica non solo in grado di rivelare il mondo diverso e autentico del pensiero, ma anche di riscoprire le ragioni vere delle cose, i rapporti profondi tra esse, quelle gerarchie e quelle associazioni che possono dare un nuovo significato e una nuova unità al mondo non più esterno e ostile all’uomo.
Il Surrealismo nell’arte
Analogamente a quanto avvenne in letteratura, anche nel campo delle arti figurative furono sviluppate alcune premesse del dada, quali il ruolo dell’inconscio nell’attività creativa; le si corroborarono con le teorie psicanalitiche di Freud e spesso se ne accentuò la carica ideologica antiborghese attraverso l’adesione al marxismo. Tipica del movimento surrealista fu la volontà di individuare elementi anticipatori della moderna tendenza espressiva in artisti del passato: tra i possibili precursori, vennero indicati il pittore italiano Paolo Uccello (vissuto nel XV secolo), il poeta e artista britannico William Blake (XVIII-XIX secolo), il francese Odilon Redon (XIX-XX secolo), accomunati da forza visionaria e spiccata accensione immaginifica.
Attraverso tecniche non tradizionali (il frottage e il grattage di Max Ernst, il collage realizzato con materiali diversi, i fotomontaggi, la pittura “automatica”), i surrealisti miravano all’espressione il più possibile spontanea, casuale, di elementi onirici e inconsci. Contrari a ogni logica formale, a ogni separazione di campo tra discipline, ambiti culturali, piani espressivi, tentavano nelle loro opere di suggerire imprevisti ponti tra vita sensoriale e libera immaginazione, mondi possibili e fantastici. Accostamenti inconsueti tra elementi del reale, deformazioni zoomorfe, atmosfere stranianti proprie della pittura metafisica, composizioni inaudite sono alcuni dei procedimenti e delle declinazioni stilistiche più caratteristiche del movimento.
Alla metà degli anni Venti aderirono al surrealismo Max Ernst, Jean Arp e Man Ray, ai quali si unirono poi per un breve periodo Alberto Giacometti, René Magritte, André Masson, Joan Miró e Yves Tanguy. Salvador Dalí si avvicinò al movimento nel 1930, ma fu in seguito accusato di perseguire esclusivamente interessi privati e commerciali. Ebbero forti consonanze con il surrealismo anche Marc Chagall, Giorgio de Chirico, Marcel Duchamp, Paul Klee, Francis Picabia e Pablo Picasso; nessuno di essi, tuttavia, fece formalmente parte del movimento.
Il Surrealismo nel cinema
Per quanto non si possa parlare di un “cinema surrealista” vero e proprio, il surrealismo ebbe un influsso anche in ambito cinematografico, con i film di Luís Buñuel come L’âge d’or e soprattutto Le chien andalou (non a caso realizzato in collaborazione con Salvador Dalí), in cui l’abbandono dei canoni espressivi del cinema tradizionale rispecchia le innovazioni sperimentate anche in letteratura e in pittura. Molti furono i film che i surrealisti sentivano “vicini” al movimento e al suo spirito; tra questi figura La Coquille e le clergyman, di Germaine Dulac.
I surrealisti si cimentarono anche in ambito teatrale, con le opere di Antonin Artaud.
Il Surrealismo in musica
Goldfrapp: "Lovely Head"
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