| ORA: Basta che funzioni - SEMPRE: Blade Runner |
| Il buio oltre la spalliera |
| Scritto da Dylan |
| Mercoledì 23 Settembre 2009 11:49 |
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ORA: Basta che funzioni C’è l’America, quella dell’American dream. Ma è vista di spalle, come la Statua della Libertà osservata dal cinico e logorroico Boris e “il vermetto” che merita prima un sei come bellezza e poi sale nel film. Segno della incontrollabilità del caso. E intorno, il buon vecchio Woody incolla personaggi con la vita da girare, come una carta nascosta fino all’ultima mano. Quando il gioco cambia e si punta la posta senza più poter bluffare.
Niente di giallo, niente intreccio di sotterfugi, niente di comico. Un film Alleniano puro. Con i dialoghi caustici, le filosofie corrosive e la battute di un sarcasmo fulminante.
Sembra disilluso Woody, in questa commedia sulla frustrazione dell’intelligenza senile. E ci accompagna, fino alla ovvia dichiarazione della ragazza: “Ho conosciuto un altro…. Lui ama la vita…”, in un sentiero che sembra scontato e avviato al pessimismo cosmico. Poi ci sorprende, dopo la scena del bar: “Dio è gay”, “Ma ha creato il cielo, la terra, gli alberi….”, “Appunto, è gay e fa l’arredatore”. E poi “Ah, le mogli sono sempre un problema, maschi o femmine che siano”. Ci meraviglia dando una sferzata di ottimismo. Strano ma piacevole.
Se amate il vecchio Woody d’annata vi piacerà. Altrimenti aspettate il prossimo.
SEMPRE: Blade Runner Ci sono frasi che restano eterne: “Ho visto cose che voi umani…” e film che sono da rivedere periodicamente. Il cacciatore di replicanti triste e disilluso incappa in un amore oltre confini, un sentimento che va al di là dei limiti dell’umanità. Un uomo e un qualcosa di diverso, qualcosa di pericoloso (forse), che va eliminato (sicuramente). Questo probabilmente uno dei perché sull’immortalità della storia, raccontato senza demagogia, con inquadrature sugli occhi di quella Sean Young e sulle espressioni di un Ford che non vuole sapere la verità e cerca di nascondersela fino all’ultimo. Un futuro prossimo, molto realistico, col traffico, le luci di pubblicità enormi, con la gente appiccicata. E con la pioggia. Grigia, fredda, incessante.
Daryl Hannah inquietante con gli occhi neri da clown dark, nascosta fra le bambole. Un’agile arma da eliminare col dolore succhiato da Roy.
E poi la scena. LA SCENA, quella finale. Con la pioggia, ancora, e con la colomba che se ne va.
“E tutti quei momenti andranno perduti
nel tempo
come lacrime nella pioggia.
E’ tempo di morire”.
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