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ORA: Bastardi senza gloria - SEMPRE: Fuga di mezzanotte
Il buio oltre la spalliera
Scritto da Guido Oliva   
Giovedì 08 Ottobre 2009 10:29

ORA:        BASTARDI SENZA GLORIA

Tarantino è tornato. O forse no. Diciamo a metà.

Dopo i tagli/ritagli, allungature di brodo di Grindhouse, che doveva essere il primo tempo di un film (il secondo doveva essere dell’amico Rodriguez) ma che, alla fine, fu ridistribuito come film soltanto di Quentin, il mezzo folle ci riprova. Stavolta l’ambientazione non è fra delinquenti o tra mafiosi cinesi (più o meno). Qui ci si trova in Francia, durante l’occupazione nazista nel mezzo della seconda guerra mondiale.

C’è quel bel pezzo di tomo di Brad Pitt a far la parte di un Bastardo che toglie lo scalpo a nazisti come, dice, faceva un suo vecchio antenato pellerossa con gli yankees. Ma, se non vi vergognate di innamorarvi dei personaggi “negativi”, non sarà Brad quello per cui andrete in visibilio. No, sarà, ovviamente per il colonnello Hans Landa. Uno Scherlock Holmes applicato alla caccia degli ebrei nascosti ma molto più simpatico. Una parte questa, interpretata da Chistof Waltz, già vincitore della Palma d’Oro a Cannes e in odore di oscar. Io glielo darei solo per il fastidio che mi ha fatto provare nella scena in cui mangia lo Strudel con la panna.

Il film dondola un po’, secondo me. Ci sono scene (forse quelle inconsuetamente sentimentali) che ritengo leggermente fiacche. Ma ce ne sono alcune, come l’incontro nel bistrot-scantinato, che vale il prezzo del biglietto. La scemenza del giochetto “Chi sono?” messa in mezzo a uniformi finte, dialetti di montagna, festeggiamenti di paternità e un errore imperdonabile. Le pistole puntate nel punto in cui fa più male ricordano la scena fantastica delle iene.

Poi, le “Tarantinate”: la suddivisione in capitoli, la presentazione dei personaggi con la musica western, la colonna sonora col fruscio di altri tempi, i discorsi ameni del colonnello e in più, qui, il rifacimento di un pezzo di storia con le risate finali incendiate fra risate mefistofeliche.

SEMPRE:    FUGA DI MEZZANOTTE

Se un giorno vi sembra di essere un po’ troppo allegri e contenti e decidete che è ora di angosciarvi un po’, allora prendetevi questo film. Non vi deluderà.

Con la sceneggiatura (da Oscar) di un giovane Oliver Stone e la regia di un promettente Alan Parker, il film racconta la storia – quasi – vera di un giovanotto americano che prova a portarsi via dalla Turchia un paio di chili di hashish. Già la prima scena, quando viene beccato all’aeroporto, è storica. Si comincia a sudare come lui. Il resto è una discesa all’inferno sempre più profondo. Quando si pensa che le cose possano migliorare, di fatto peggiorano. La condanna esemplare inflitta dai turchi viene scontata tra violenze corporali, sessuali, psichiche e a nulla servono gli interventi di ambasciatori e avvocati vari. Quando, dopo tentativi di fughe andati male, il protagonista tenta di corrompere una delle guardie/aguzzini, tutto sembra andare nel solito verso schifoso. Invece qualcosa cambia e l’epilogo si svolge in un colore diverso della polvere che si è respirata fino a quel momento.

Il film suscitò un bel po’ di polemiche da parte dei turchi che ritennero poco veritiera la situazione delle loro carceri. In effetti, parecchi anni dopo, anche il vero protagonista della storia, e autore del libro da cui fu tratto il film, disse di aver un po’ accentuato gli accadimenti.

Ma questo a noi non interessa. Il film è bellissimo. E se non si è ancora visto, non bisogna perseverare nell’errore.



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janmaris   |2009-10-18 01:22:27
"Sappi che è di Tarantino!" Se uno lo sa, nella sua magnifica e surreale insensatezza kitsch i motivi per apprezzarlo e le scene da gustare
non mancano!

[Per la durezza dello splendido "Fuga di mezzanotte" tanti anni fa, ad Agrigento, persi un'amicizia!...]

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