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-Corso di scrittura a Palermo-Nientetrucchi: due anni di percorso sulla narrativa d'invenzione 

Gaetano, Stampa E-mail

Gaetano,
di Luigi Bruno Cristiano

Gaetano, mi chiamo così, ho gli occhi neri e faccio il barista. 
Ho i piedi grandi e piatti, che mia moglie dice neanche una bufera potrebbe spostarmi. 
Ho le mani grosse, mani da barista, sempre a mollo nell'acqua, sempre a pulire bicchieri, a tirare fuori dalla macchina le tazze che fumano di vapore e puzzano di cloro. 
Labbra piccole e orecchie grandi, orecchie da barista; di quelle che ascoltano di tutto e non gli rimane niente dentro. 
Che andrebbero bene anche per un dottore dei matti, tanto quelli ascoltano, ascoltano e basta; e anche la bocca ce la hanno piccola come me, perché serve solo a dire va bene, e sì, e i prezzi delle bibite, dei gelati, del caffè, e ci vediamo domani alla stessa ora, e poi basta. 
.... 
 
Ho lo stesso colore del bancone, me lo ha detto mia moglie, quella di prima che mi prende in giro per i piedi grandi ma poi conta i soldi della cassa ed è contenta lo stesso. 

.... Non lo so se mi vuole bene per me o per il bar.
Io lavoro al banco e lei alla cassa e ride.
Ride con tutti, poi quelli lì vengono da me e bevono e parlano e non so di cosa parlano, non mi interessa. Non mi interessa niente.
Che tirino fuori i soldi, che vadano alla cassa che lì c'è chi ride, che qui ho da lavorare, mica tempo di giocare, io.
Eh...
E sì, che poi quest'anno è andata male anche col bar, e non riusciamo neanche a andare al mare con i figli, che li ho dovuti iscrivere alla colonia estiva, e Maria piangeva perché non ci voleva stare senza la mamma.
Eh, senza la mamma, già...
Pochi capelli, vede, pochi.
Dicono che sono le preoccupazioni, ma non è mica vero...
Mai avuto tanti capelli, io, mai.
Capelli da barista, unti, disordinati, come i pensieri che ho in testa, che non riesco neanche a pensarci come pagare i debiti, e neanche bere mi aiuta più, figuriamoci mia moglie, che ride, e sta lì alla cassa e non mi vede neanche più, e sono diventato un mobile per lei.
Sì, sì, lo vedi te il mobile...
Lascia che metta a posto due o tre cose e te la do io la mobilia.
Mi vendo tutto, così dopo mi dici dove cazzo vai a ridere, dove cazzo trovi un altro mobile che si fa in quattro dalle cinque di mattina, per sentirsi dire che ha i piedi grandi.
Te la spacco in testa la mobilia, altro che ridere alla cassa e dire che ho lo stesso colore del bancone.
Eh sì eh! Mah...
Ma quale era la domanda, cosa è lei un commissario un questore, cosa?
Quale era la domanda?
Ah, sì.
Gaetano, mi chiamo così, ho gli occhi neri e faccio il barista.

 



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cristiana morroni   |2009-05-06 20:20:44
E' splendido... bravi, bravi!

Mi piace molto tutto il mondo intorno agli oggetti, la musica che rende giusta atmosfera, regia e recitazione.
Riuscitissimo...

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