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-Corso di scrittura a Palermo-Nientetrucchi: due anni di percorso sulla narrativa d'invenzione 

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Perché stare fermi quando si può stare immobili? PDF Stampa E-mail
A dire la verità basterebbe carta e penna
Scritto da remote   
Venerdì 16 Aprile 2010 09:51

Avrei dovuto parlarvi di Office, OpenOffice etc...
Che noia...
Preferisco parlarvi d'altro.
Partendo dal presupposto che le idee nascono in testa, ed è in testa che si sviluppano trame e racconti, io personalmente non capisco per quale motivo uno debba mettere in moto le mani per mettere su carta, o file, uno scritto.
Probabilmente non è questo il presupposto che ha portato alla nascita l'idea di quello che viene chiamato: "riconoscimento vocale", ma grazie al cielo a qualcuno è venuto in mente.

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ORA: Bastardi senza gloria - SEMPRE: Fuga di mezzanotte PDF Stampa E-mail
Il buio oltre la spalliera
Scritto da Guido Oliva   
Giovedì 08 Ottobre 2009 10:29

ORA:        BASTARDI SENZA GLORIA

Tarantino è tornato. O forse no. Diciamo a metà.

Dopo i tagli/ritagli, allungature di brodo di Grindhouse, che doveva essere il primo tempo di un film (il secondo doveva essere dell’amico Rodriguez) ma che, alla fine, fu ridistribuito come film soltanto di Quentin, il mezzo folle ci riprova. Stavolta l’ambientazione non è fra delinquenti o tra mafiosi cinesi (più o meno). Qui ci si trova in Francia, durante l’occupazione nazista nel mezzo della seconda guerra mondiale.

C’è quel bel pezzo di tomo di Brad Pitt a far la parte di un Bastardo che toglie lo scalpo a nazisti come, dice, faceva un suo vecchio antenato pellerossa con gli yankees. Ma, se non vi vergognate di innamorarvi dei personaggi “negativi”, non sarà Brad quello per cui andrete in visibilio. No, sarà, ovviamente per il colonnello Hans Landa. Uno Scherlock Holmes applicato alla caccia degli ebrei nascosti ma molto più simpatico. Una parte questa, interpretata da Chistof Waltz, già vincitore della Palma d’Oro a Cannes e in odore di oscar. Io glielo darei solo per il fastidio che mi ha fatto provare nella scena in cui mangia lo Strudel con la panna.

Il film dondola un po’, secondo me. Ci sono scene (forse quelle inconsuetamente sentimentali) che ritengo leggermente fiacche. Ma ce ne sono alcune, come l’incontro nel bistrot-scantinato, che vale il prezzo del biglietto. La scemenza del giochetto “Chi sono?” messa in mezzo a uniformi finte, dialetti di montagna, festeggiamenti di paternità e un errore imperdonabile. Le pistole puntate nel punto in cui fa più male ricordano la scena fantastica delle iene.

Poi, le “Tarantinate”: la suddivisione in capitoli, la presentazione dei personaggi con la musica western, la colonna sonora col fruscio di altri tempi, i discorsi ameni del colonnello e in più, qui, il rifacimento di un pezzo di storia con le risate finali incendiate fra risate mefistofeliche.

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ORA: Baarìa - SEMPRE:Il senso della vita PDF Stampa E-mail
Il buio oltre la spalliera
Scritto da Guido Oliva   
Venerdì 02 Ottobre 2009 21:55

ORA: BAARìA
C’era una volta in sicilia. Ho rischiato di confondermi. Gli anni sono quelli, il dialetto, più o meno, è quello, la musica è esattamente la stessa: ho pensato di essermi seduto per vedere il capolavoro di Leone. L’epopea di tre generazioni a cavallo di fame, guerra (e quindi amore) e politica. Una fettona biscottatona con sopra spalmata una marmellata di Morricone.

E’ un film che acquisterà col tempo secondo me. Perché è bello, è un bel film ma non lo so se è un capolavoro. È distaccato, magari volutamente ma, nel coacervo di attori, in parti grandi, medie e piccole, non ci si riesce ad affezionare ad un personaggio. Anche Peppino resta lontano. Con i suoi ideali puliti che lasciano una traccia (rossa) dalla Sicilia fino a Roma (flebile). C’è la fame, c’è la maf(f)ia, le bombe e la polvere. Ci sono i padroni e i braccianti. E c’è la nascita di un partito che sembra fin troppo candido. E in mezzo a tutto, il blando antifascista interpretato da Francesco Scianna che sembra (oh blasfemìa) la fotocopia del Richard Gere di All’ultimo Respiro.
E’ un film pomposo, si vedono tutti 20 milioni spesi: è curato, fotografato alla grande ma colpisce di più gli occhi che lo stomaco.
Da vedere senza l’idea di rimanerne folgorati.
Come dice Luigi Lo Cascio (secondo me il più bravo nel film): “Astà buono astà buono”…

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ORA: Basta che funzioni - SEMPRE: Blade Runner PDF Stampa E-mail
Il buio oltre la spalliera
Scritto da Dylan   
Mercoledì 23 Settembre 2009 11:49

ORA:    Basta che funzioni
E’ tornato a casa. Dopo il giretto in Europa è tornato nella sua Manhattan. E l’ha fatto scegliendo di tornarci anche col passato. Con sé stesso nascosto dietro una specie di sosia di espressioni.

C’è l’America, quella dell’American dream. Ma è vista di spalle, come la Statua della Libertà osservata dal cinico e logorroico Boris e “il vermetto” che merita prima un sei come bellezza e poi sale nel film. Segno della incontrollabilità del caso. E intorno, il buon vecchio Woody incolla personaggi con la vita da girare, come una carta nascosta fino all’ultima mano. Quando il gioco cambia e si punta la posta senza più poter bluffare.
Niente di giallo, niente intreccio di sotterfugi, niente di comico. Un film Alleniano puro. Con i dialoghi caustici, le filosofie corrosive e la battute di un sarcasmo fulminante.
Sembra disilluso Woody, in questa commedia sulla frustrazione dell’intelligenza senile. E ci accompagna, fino alla ovvia dichiarazione della ragazza: “Ho conosciuto un altro…. Lui ama la vita…”, in un sentiero che sembra scontato e avviato al pessimismo cosmico. Poi ci sorprende, dopo la scena del bar: “Dio è gay”, “Ma ha creato il cielo, la terra, gli alberi….”, “Appunto, è gay e fa l’arredatore”. E poi “Ah, le mogli sono sempre un problema, maschi o femmine che siano”. Ci meraviglia dando una sferzata di ottimismo. Strano ma piacevole.
Se amate il vecchio Woody d’annata vi piacerà. Altrimenti aspettate il prossimo.
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Il Surrealismo PDF Stampa E-mail
In Corso Delirio
Scritto da Sym   
Giovedì 20 Agosto 2009 17:01

 

 

Il Manifesto del Surrealismo

 
 
".. La sola parola libertà è tutto ciò che ancora mi esalta. La credo atta ad alimentare, indefinitamente, l'antico fanatismo umano.
Risponde senza dubbio alla mia sola aspirazione legittima.
Tra le tante disgrazie di cui siamo eredi, bisogna riconoscere che ci è lasciata la massima libertà dello spirito.
Sta a noi non farne cattivo uso.
Ridurre l'immaginazione in schiavitù, fosse anche a costo di ciò che viene chiamato sommariamente felicità, è sottrarsi a quel tanto di giustzia suprema che possiamo trovare in fondo a noi stessi. La sola immaginazione mi rende conto di ciò che può essere, e questo basta a togliere un poco il terribile interdetto; basta, anche, perchè io mi abbandoni ad essa senza paura di essere tratto in inganno (come se fosse possibile un inganno maggiore).
 
Dove comincia a diventare nociva e dove si ferma la sicurezza dello spirito?
Per lo spirito, la possibiltà di errare non è piuttosto la contingenza del bene?
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