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Giovedì 08 Ottobre 2009
ORA:        BASTARDI SENZA GLORIA Tarantino è tornato. O forse no. Diciamo a metà. Dopo i tagli/ritagli,... Leggi tutto...
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A dire la verità basterebbe carta e penna.
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Come scrivere best sellers
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Giovedì 23 Aprile 2009
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Giovedì 20 Agosto 2009
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Benvenuti in Corso Delirio!
Sabato 18 Aprile 2009
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ORA: Bastardi senza gloria - SEMPRE: Fuga di mezzanotte PDF Stampa E-mail
Il buio oltre la spalliera
Scritto da Guido Oliva   
Giovedì 08 Ottobre 2009 10:29

ORA:        BASTARDI SENZA GLORIA

Tarantino è tornato. O forse no. Diciamo a metà.

Dopo i tagli/ritagli, allungature di brodo di Grindhouse, che doveva essere il primo tempo di un film (il secondo doveva essere dell’amico Rodriguez) ma che, alla fine, fu ridistribuito come film soltanto di Quentin, il mezzo folle ci riprova. Stavolta l’ambientazione non è fra delinquenti o tra mafiosi cinesi (più o meno). Qui ci si trova in Francia, durante l’occupazione nazista nel mezzo della seconda guerra mondiale.

C’è quel bel pezzo di tomo di Brad Pitt a far la parte di un Bastardo che toglie lo scalpo a nazisti come, dice, faceva un suo vecchio antenato pellerossa con gli yankees. Ma, se non vi vergognate di innamorarvi dei personaggi “negativi”, non sarà Brad quello per cui andrete in visibilio. No, sarà, ovviamente per il colonnello Hans Landa. Uno Scherlock Holmes applicato alla caccia degli ebrei nascosti ma molto più simpatico. Una parte questa, interpretata da Chistof Waltz, già vincitore della Palma d’Oro a Cannes e in odore di oscar. Io glielo darei solo per il fastidio che mi ha fatto provare nella scena in cui mangia lo Strudel con la panna.

Il film dondola un po’, secondo me. Ci sono scene (forse quelle inconsuetamente sentimentali) che ritengo leggermente fiacche. Ma ce ne sono alcune, come l’incontro nel bistrot-scantinato, che vale il prezzo del biglietto. La scemenza del giochetto “Chi sono?” messa in mezzo a uniformi finte, dialetti di montagna, festeggiamenti di paternità e un errore imperdonabile. Le pistole puntate nel punto in cui fa più male ricordano la scena fantastica delle iene.

Poi, le “Tarantinate”: la suddivisione in capitoli, la presentazione dei personaggi con la musica western, la colonna sonora col fruscio di altri tempi, i discorsi ameni del colonnello e in più, qui, il rifacimento di un pezzo di storia con le risate finali incendiate fra risate mefistofeliche.

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ORA: Baarìa - SEMPRE:Il senso della vita PDF Stampa E-mail
Il buio oltre la spalliera
Scritto da Guido Oliva   
Venerdì 02 Ottobre 2009 21:55

ORA: BAARìA
C’era una volta in sicilia. Ho rischiato di confondermi. Gli anni sono quelli, il dialetto, più o meno, è quello, la musica è esattamente la stessa: ho pensato di essermi seduto per vedere il capolavoro di Leone. L’epopea di tre generazioni a cavallo di fame, guerra (e quindi amore) e politica. Una fettona biscottatona con sopra spalmata una marmellata di Morricone.

E’ un film che acquisterà col tempo secondo me. Perché è bello, è un bel film ma non lo so se è un capolavoro. È distaccato, magari volutamente ma, nel coacervo di attori, in parti grandi, medie e piccole, non ci si riesce ad affezionare ad un personaggio. Anche Peppino resta lontano. Con i suoi ideali puliti che lasciano una traccia (rossa) dalla Sicilia fino a Roma (flebile). C’è la fame, c’è la maf(f)ia, le bombe e la polvere. Ci sono i padroni e i braccianti. E c’è la nascita di un partito che sembra fin troppo candido. E in mezzo a tutto, il blando antifascista interpretato da Francesco Scianna che sembra (oh blasfemìa) la fotocopia del Richard Gere di All’ultimo Respiro.
E’ un film pomposo, si vedono tutti 20 milioni spesi: è curato, fotografato alla grande ma colpisce di più gli occhi che lo stomaco.
Da vedere senza l’idea di rimanerne folgorati.
Come dice Luigi Lo Cascio (secondo me il più bravo nel film): “Astà buono astà buono”…

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ORA: Basta che funzioni - SEMPRE: Blade Runner PDF Stampa E-mail
Il buio oltre la spalliera
Scritto da Dylan   
Mercoledì 23 Settembre 2009 11:49

ORA:    Basta che funzioni
E’ tornato a casa. Dopo il giretto in Europa è tornato nella sua Manhattan. E l’ha fatto scegliendo di tornarci anche col passato. Con sé stesso nascosto dietro una specie di sosia di espressioni.

C’è l’America, quella dell’American dream. Ma è vista di spalle, come la Statua della Libertà osservata dal cinico e logorroico Boris e “il vermetto” che merita prima un sei come bellezza e poi sale nel film. Segno della incontrollabilità del caso. E intorno, il buon vecchio Woody incolla personaggi con la vita da girare, come una carta nascosta fino all’ultima mano. Quando il gioco cambia e si punta la posta senza più poter bluffare.
Niente di giallo, niente intreccio di sotterfugi, niente di comico. Un film Alleniano puro. Con i dialoghi caustici, le filosofie corrosive e la battute di un sarcasmo fulminante.
Sembra disilluso Woody, in questa commedia sulla frustrazione dell’intelligenza senile. E ci accompagna, fino alla ovvia dichiarazione della ragazza: “Ho conosciuto un altro…. Lui ama la vita…”, in un sentiero che sembra scontato e avviato al pessimismo cosmico. Poi ci sorprende, dopo la scena del bar: “Dio è gay”, “Ma ha creato il cielo, la terra, gli alberi….”, “Appunto, è gay e fa l’arredatore”. E poi “Ah, le mogli sono sempre un problema, maschi o femmine che siano”. Ci meraviglia dando una sferzata di ottimismo. Strano ma piacevole.
Se amate il vecchio Woody d’annata vi piacerà. Altrimenti aspettate il prossimo.
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Il Surrealismo PDF Stampa E-mail
In Corso Delirio
Scritto da Sym   
Giovedì 20 Agosto 2009 17:01

 

 

Il Manifesto del Surrealismo

 
 
".. La sola parola libertà è tutto ciò che ancora mi esalta. La credo atta ad alimentare, indefinitamente, l'antico fanatismo umano.
Risponde senza dubbio alla mia sola aspirazione legittima.
Tra le tante disgrazie di cui siamo eredi, bisogna riconoscere che ci è lasciata la massima libertà dello spirito.
Sta a noi non farne cattivo uso.
Ridurre l'immaginazione in schiavitù, fosse anche a costo di ciò che viene chiamato sommariamente felicità, è sottrarsi a quel tanto di giustzia suprema che possiamo trovare in fondo a noi stessi. La sola immaginazione mi rende conto di ciò che può essere, e questo basta a togliere un poco il terribile interdetto; basta, anche, perchè io mi abbandoni ad essa senza paura di essere tratto in inganno (come se fosse possibile un inganno maggiore).
 
Dove comincia a diventare nociva e dove si ferma la sicurezza dello spirito?
Per lo spirito, la possibiltà di errare non è piuttosto la contingenza del bene?
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Dadaismo PDF Stampa E-mail
In Corso Delirio
Scritto da Sym   
Giovedì 11 Giugno 2009 20:19

 

 

 

“Mi sono sforzato di contraddire me stesso, per evitare di fossilizzare il mio gusto” 

( MARCEL DUCHAMP)

 “ La nostra testa è rotonda, perché così il pensiero può cambiare direzione” 

(FRANCIS PICABIA)
  
 
Manifesto del dadaismo

Si tratta di un testo che oscilla tra la volontà di spiegare lo spirato e il programma del movimento dadaista e la diretta manifestazione di questo sparito, che trova i suoi punti di forza nella distruzione delle convenzioni e dei modelli; nella provocazione, nel paradosso e nel nonsense.

Anti-artistico, antiletterario, antipoetico è dunque Dada. La sua volontà di distruzione ha un bersaglio preciso, che è in parte lo stesso bersaglio dell'espressionismo; ma i suoi mezzi sono ben più radicali. Dada è contro la bellezza eterna, contro l'eternità dei principi, contro le leggi della logica, contro l'immobilità del pensiero, contro la purezza dei concetti astratti, contro l'universale in genere. Esso è invece per la sfrenata libertà dell'individuo, per la spontaneità, per ciò che è immediato, attuale, aleatorio, per la cronaca contro l'atemporalità, per ciò che è spurio contro ciò che è puro, per la contraddizione, per il no dove gli altri dicono sì e per il sì dove gli altri dicono no, è per l'anarchia contro l'ordine, per l'imperfezione contro la perfezione. Quindi, nel suo rigore negativo è anche contro il modernismo, contro cioè l'espressionismo, il cubismo, il futurismo, l'astrattismo, reputandoli in ultima analisi dei surrogati di quanto è andato o sta per andare distrutto, cioè dei nuovi punti di cristallizzazione dello spirito, il quale mai deve essere imprigionato nella camicia di forza di una regola, sia pure nuova e diversa, ma sempre dev'essere libero, disponibile, sciolto nel continuo movimento di se stesso, nella continua invenzione della propria esistenza. Nessuna schiavitù, neppure la schiavitù di Dada su Dada. In ogni momento, per vivere, Dada deve distruggere Dada. Non esiste una libertà fissata per sempre, ma un incessante dinamismo della libertà, in cui essa vive negando continuamente se stessa.
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Alle volte sono leggere come piume e volano lontane, altre sono pietre precipitate nella nostra vita.
Noi le raccogliamo dalla terra e dall'aria. Le respiriamo e le lanciamo lontane.
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